Addio a Peppino Rotunno, “occhio” di Fellini

«Questa è secondo me la cosa più importante: cercar di penetrare nell’animo del regista e aiutarlo a costruire l’immagine in modo che dia la sensazione giusta. Rendere cioè l’emozione giusta che il regista vuole dare».

Giuseppe “Peppino” Rotunno la intendeva così. Se ne è andato all’età di 97 anni (98 a marzo) l’ultimo grande direttore della fotografia del cinema italiano e internazionale.

Dal mondo del cinema un inchino profondo, e tanti tanti grazie. «Impossibile immaginare che cosa sarebbero stati Il Gattopardo,Amarcord,Rocco e i suoi fratelli,Casanova,All that jazz,La grande guerra e tanti altri, senza l’impronta originale, personalissima e straordinaria della fotografia da lui creata, al servizio dei più grandi registi della seconda metà del Novecento», lo ha ricordato il direttore della Mostra del cinema di Venezia Alberto Barbera.

Giuseppe Rotunno era un grande maestro della tecnica cinematografica. Ma il proprio talento “tecnico”, per non dire artigianale, lo metteva a disposizione alchemicamente con quello dei registi con cui lavorava: «La tecnica che ho assorbito in tanti anni di esperienza, al momento della realizzazione di un film la metto da parte e la dimentico» dichiarò in una intervista.

Visconti e l’architettura della luce

La sua carriera di direttore della fotografia (ha lavorato con i più grandi registi italiani ma anche per importanti produzioni statunitensi) entra nel vivo nel dopoguerra, con Luchino Visconti che gli affiderà le redini – dopo un primo approccio durante le riprese di Senso – con il bianco e nero de Le notti bianche, dove dovrà lavorare sulle nebbie che avvolgono i corpi, i volti, le parole di Marcello Mastroianni e Maria Schell. Con il Gattopardo Rotunno si ingegnerà a concepire quella che lui chiamava una “architettura della luce” che gli consentirà di rendere l’effetto luce di candela alla celebre scena del ballo nel palazzo del principe di Salina.

La collaborazione con Fellini

A partire dalla metà degli anni Sessanta inizia la collaborazione con Federico Fellini. È una fase di svolta significativa nel cinema del maestro riminese. Quello tra il regista e il direttore della fotografia romano divenne «un sodalizio piacevole, amichevole – come ebbe a definirlo Rotunno –, si creò un affiatamento come avessimo lavorato insieme tutta la vita».

Il primo film realizzato insieme sarà Toby Dammit (1968), episodio del film collettivo Tre passi nel delirio. Ma in realtà l’ingresso di Rotunno nella squadra di Fellini avviene ancor prima, nel periodo di concepimento del Viaggio di Mastorna, il film maledetto che naufragherà e non verrà più realizzato. Sarà il Satyricon, il film ambientato nell’antica Roma, il primo lungometraggio che li vide lavorare fianco a fianco. Poi seguiranno I clowns, Roma, Amarcord, Il Casanova, Prova d’orchestra, La città delle donne, E la nave va e dopo dieci anni gli spot pubblicitari per la Banca di Roma.

«Al contrario di Visconti, Fellini aveva bisogno del finto, se non aveva pezzi di plastica non si sentiva a suo agio» ricordava Rotunno. La nebbia, il Rex, l’apparizione del pavone in Amarcord, il mare e ancora le nebbie del Casanova, ma anche le ambientazioni romane del Satyricon e quelle contemporanee ma vero/finte del film Roma, con il Grande raccordo anulare ricostruito a Cinecittà, il bianco e nero ma anche il colore, e quel colore né bianco né nero, virante in tonalità seppia che fu creato per la narrazione de E la nave va…

Con la luce del grande direttore della fotografia quei pezzi di plastica, il mare finto, le grandi ricostruzioni scenografiche, i volti stessi di attori e attrici, comparse, prendevano forma, vita.

Rotunno a Rimini

Di Rotunno si ricorda un passaggio a Rimini nel 2002, ospite di un convegno organizzato dalla Fondazione Fellini. Uno spazio gli sarà riservato (insieme agli altri grandi direttori della fotografia di Fellini) all’interno del Museo Internazionale Federico Fellini in corso di allestimento.

Rotunno è stato responsabile del corso di Fotografia al Centro Sperimentale fino al 2013 e ha supervisionato in prima persona moltissimi lavori di restauro dei suoi film tra cui quello di Amarcord, realizzato in collaborazione con il Comune di Rimini.

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