AdBlue alle stelle, per l’autotrasporto ravennate mazzata da 3,5 milioni

RAVENNA – Il caro-metano blocca la produzione di AdBlue in Italia e i prezzi quasi raddoppiano: per il sistema dell’autotrasporto ravennate è una mazzata da 3,5 milioni di euro. E c’è l’inquietudine data da una sempre maggiore difficoltà di reperirlo.

L’additivo per l’abbattimento delle emissioni di ossidi di azoto – imprescindibile per il funzionamento di motori diesel euro 5 ed euro 6 e necessario per la grande maggioranza dei tir in circolazione – è prodotto a Ferrara dalla Yara. Al momento, però, le linee che facevano uscire dagli stabilimenti ferraresi ammoniaca, urea e Adblue sono tutte ferme perché si trovano a dover sostenere costi fuori mercato per gli aumenti sulla materia prima necessaria: il metano. Di questa crisi il Corriere Romagna aveva parlato anche nelle settimane scorse, analizzando le inquietudini esposte dai sindacati sullo stabilimento ravennate della multinazionale norvegese: in via Baiona si producono fertilizzanti e l’ammoniaca necessaria Yara l’acquista fuori dall’Europa, prevalentemente in Nord Africa dove le produzioni sono prospicienti ai centri estrattivi di metano.


Se però, per il momento, lo stabilimento ravennate di Yara continua a marciare con i rifornimenti via nave di materia prima, così non può essere per Ferrara. E questo ha comportato un aumento di oltre il doppio per gli utenti privati che acquistavano l’Adblue al distributore, che ora va anche a 0,75 euro al litro. Per chi invece se ne riforniva all’ingrosso l’additivo è passato dal prezzo di 0,275 al litro che si pagava fino a settembre scorso allo 0,480 necessario in questi giorni: «Per un tir, che in media fa viaggi per 100mila chilometri all’anno – esemplifica Giuseppe Montagnese, segretario di Fai Romagna Conftrasporti – significa passare dai circa 700 euro all’anno spesi finora, fino a lambire i 1.300 euro. Oltre il 40%».


In effetti, poi, anche il reperimento inizia a non essere così banale: «Al momento non si segnalano impossibilità di reperire l’addittivo – premette Montagnese –, ma molti “padroncini” o consorzi di autotrasporto hanno dovuto cambiare fornitore perché quello precedente, rivolgendosi al mercato interno, ne era sprovvisto. Hanno dovuto pertanto faticare non poco a tornare a rifornirsi, ovviamente con un aggravio di costi».


Un ulteriore problema per un mondo, quello dell’autotrasporto, che deve gestire le non poche difficoltà incontrate in questa ripartenza post-covid. Da un lato, l’incidenza di camionisti senza green-pass, più alta rispetto ad altre professioni e che nel Ravennate si aggira al 10%. Dall’altro, i rincari portati dall’inflazione trainata dal caro-metano e dagli altri ambiti energetici: il gasolio è aumentato del 20%, il costo del personale del 7%, l’autostrada dell’8% e il gnl è raddoppiato. Elementi che, inevitabilmente, portano sovrapprezzi anche sui prezzi delle merci al consumo.

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