Accorsi testimonial dell’Emilia-Romagna: “La terra del sì”

BOLOGNA. L’Emilia-Romagna non sta a pettinare le bambole: se i turisti non vengono causa pandemia, se li va a cercare uno a uno. E per farlo si affida ad Alberto Tomba, per reclamizzare l’Appennino; e a Paolo Cevoli per il mare. Mancavano le città d’arte e il cinema, come dire, nome e cognome di questa terra.

E se devi dargli un volto attuale, oggi come oggi, chi meglio di Stefano Accorsi? L’attore diventa così, su proposta della Regione, la “Radiofreccia” dell’Emilia-Romagna, per parafrasare uno dei suoi film emiliano-romagnoli. Volto notissimo e apprezzato del grande come del piccolo schermo, sarà lui infatti il testimonial per i prossimi tre anni dell’offerta di arte e cultura della Regione, nonché dei suoi itinerari legati ai grandi registi, da Fellini ad Antonioni, Guareschi, Pasolini, Bertolucci, Pupi Avati e tanti altri, e alla Cineteca di Bologna. Previsti post e video sui canali social (Accorsi vanta oltre 800mila follower tra Facebook, Instagram e Twitter) e un video documentario sulle bellezze lungo la via Emilia, destinato al grande schermo.

Si punta dunque al “cine-art-turismo”, alla scoperta dell’Emilia-Romagna attraverso i suoi maestri del cinema e le sue bellezze architettoniche. Ieri a Bologna la presentazione della partnership da parte del presidente regionale Bonaccini e dell’assessore al Turismo, Corsini, che la lanciano così: «Questa iniziativa conferma ciò che diciamo da tempo: non abbiamo mai dato per persa la stagione e, anzi, ribadiamo che il turismo sarà uno dei pilastri della ripartenza economica dell’Emilia-Romagna. Con Stefano Accorsi, attore di fama internazionale, vogliamo valorizzare le nostre città d’arte, monumenti e scorci splendidi, luoghi molto spesso legati alla storia del cinema».

Accorsi, una bella responsabilità questa di reclamizzare città d’arte e cineturismo dell’Emilia-Romagna, ma anche una soddisfazione essere scelto come il volto che rappresenta la propria terra…

«Una doppia soddisfazione: alle volte non è così scontato riuscire a fare delle cose belle per la propria terra, è una grande opportunità per me raccontare una parte importante della mia vita e della mia terra, anche guardando al futuro, perché questa regione esprima meglio il potenziale enorme che ha. E quindi credo che meriti di essere raccontata: come i mille primati mondiali che vanta e che ancora non si conoscono abbastanza, poiché questa è una regione laboriosa che probabilmente pensa più a lavorare che a comunicare quello che fa. Che però oggi è ugualmente importante».

Come sarà, cosa mostrerà questo documentario? C’è tanta ciccia al fuoco in regione…

«È ancora presto per dirlo, questo è il tempo delle domande, le risposte le troveremo in questi tre anni di collaborazione. Ci sono tanti contenuti da creare, e ci teniamo che non siano ovvi, banali, didascalici o illustrativi. È un progetto che va lasciato decantare per nutrirlo di idee: alcune saranno scartate, altre andranno nel film, sarà un processo naturale, continuo, che va rispettato».

L’Emilia-Romagna: un’offerta così vasta e variegata ce l’hanno pochi in Europa. Lei quanta ne conosce personalmente? Qualcosa che ha scoperto di recente e non sapeva?

«Un esempio che riguarda il mio settore: abbiamo la maggiore concentrazione di teatri storici al mondo, spesso teatri all’italiana, a ferro di cavallo, luoghi preziosi che ci raccontano di quanto la comunità volesse partecipare alla vita sociale del proprio paese. Questo è fondamentale perché racconta bene la nostra terra, un grande recipiente di partecipazione che crea un tessuto connettivo. E questo fa la differenza».

«Oppure – continua Accorsi – penso a quanti registi importanti abbiamo avuto e abbiamo, per non parlare della musica, con tutte le più grandi rockstar italiane, e naturalmente la classica, il cibo… Io mi concentrerò sul cinema e l’arte, ma anche solo a limitarsi a questi due campi, c’è tantissimo da raccontare».

A guardare i suoi precedenti pubblicitari, dai gelati alle auto, ci si aspetta un grande successo dal lei come testimonial: un po’ come quando scritturi la star per rendere più appetibile un bel copione che così può diventare un grande film…

«Sono sempre partito dal presupposto che per me la marchetta non esiste, è il mio modo di fare il mio lavoro. Da 8 anni sono testimonial di una casa automobilistica, ed è un periodo lunghissimo, pubblicitariamente parlando. Questo perché c’è una progettualità comune. Nel progetto per la Regione lavorerò per la mia terra, le mie radici, e come ho fatto in ogni film girato qui, darò l’anima, aiutato dalla potenza dell’appartenenza, delle radici. Questo lavoro nasce dal cuore e può avere un bell’impatto. Ha acceso la mia immaginazione e la mia fantasia, il mio… motore emiliano».

L’anno prossimo compie 50 anni, e 30 di carriera. Tanto cinema e tv alle sue spalle. Ma anche tanto teatro.

«Negli ultimi 8 anni ho fatto sempre teatro, con ben 250mila presenze. Dal prossimo anno poi sarò il direttore artistico del Teatro di Toscana: oltre che una bella responsabilità, anche una bella avventura. Per me, o da interprete o dietro le quinte, il teatro è diventato irrinunciabile. La bellezza del mio lavoro è proprio quella di alternare diversi linguaggi, compresi i social».

Due mogli, quattro figli, una vita ricca di soddisfazioni personali e lavorative, compresi molti premi importanti. Non è vero quindi che per avere successo bisogna rinunciare alla famiglia.

«Non credo, certo bisogna organizzarsi bene e avere a fianco persone che condividano il progetto. Ma credo che, con impegno, si possa fare».

Dove ama andare in vacanza con i suoi parenti e amici?

«A me piace molto la montagna d’estate, fare una vita attiva, passeggiare e andare in bicicletta, mi piace il fresco: una bella fortuna vivere in Italia dove abbiamo montagne uniche al mondo».

La prossima “corsa” di Accorsi?

«Ho un film in uscita a ottobre, titolo provvisorio Sei tornato, del regista ravennate Stefano Mordini; poi una serie tv di cui non posso dire nulla, e il prossimo spettacolo teatrale dal titolo Patria».

Le piace il Bologna di Mihailovic?

«Non sono un tifoso di calcio, calcisticamente sono ateo. Quando i miei amici andavano allo stadio, io andavo al cinema».

Un ricordo legato alla Romagna?

«Ho fatto di recente uno spettacolo in Romagna giocando con l’Orlando furioso, mi sono divertito molto. In generale è una terra che mi dà la sensazione della possibilità: credo che sia bellissimo saper dire un “sì” piuttosto che un “no”, anche se comporta delle complicazioni. Ecco, per me la Romagna è la terra del “sì”!».

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