Accoltellò ufficiale in Piazza a Ravenna: assolta

RAVENNA. Giudicata incapace di intendere e volere, E. C., la 44enne che il 31 maggio dell’anno scorso ha accoltellato il capitano di vascello Diego Tomat durante le prove per la parata del 2 giugno in piazza del Popolo, è stata assolta. La donna, dalla doppia nazionalità romeno-moldava ma residente a Galeata (nel Forlivese), dovrà passare un anno in libertà vigilata alla luce dei progressi fatti durante il periodo di cura all’interno della clinica specialistica Villa Azzurra, a Riolo Terme. È quanto ha deciso ieri mattina il giudice per le indagini preliminari Corrado Schiaretti, dopo la richiesta di assoluzione presentata dal sostituto procuratore Stefano Stargiotti, alla quale si è associato anche il difensore dell’imputata, l’avvocato Giacomo Scudellari.

Accoltellato sotto le telecamere

Quella mattina di quasi otto mesi fa la donna aveva raggiunto la città con i mezzi pubblici, dopo avere anticipato su Facebook l’intenzione di compiere quel gesto folle: «Oggi bomba a Ravenna», aveva scritto sulla sua bacheca, aggiungendo anche un nome di battaglia «Corleone 777». Giunta in piazza, aveva appoggiato la borsa su una panchina e aveva puntato uno degli ufficiali. Diego Tomat, 52enne in forza alla Capitaneria di Porto, aveva da poco terminato di dirigere le prove della celebrazione. Stava parlando con altri ufficiali quando la 44enne si è avvicinata con passo deciso, cogliendolo alle spalle e affondando la lama più e più volte. I fendenti hanno sfiorato la tempia e raggiunto anche il collo, risparmiando per poco punti vitali.
Tutto era stato filmato dalle telecamere di sicurezza puntate sulla piazza. Anche l’arresto con l’intervento provvidenziale del comandante della polizia locale, Andrea Giacomini, intervenuto per disarmare la donna.


Perizia psichiatrica

A spingerla a impugnare quella lama lunga 14 centimetri erano state certe “voci” partite da presunti chip sottocutanei inseriti contro la sua volontà all’altezza della schiena. Così aveva riferito durante l’udienza di convalida. Proprio alla luce di quelle dichiarazioni la Procura aveva incaricato il direttore del dipartimento emergenza-urgenza psichiatrica dell’ospedale di Ravenna, Roberto Zanfini, di redigere una consulenza psichiatrica per valutare le capacità mentali della 44enne e stabilire se fosse imputabile o meno. L’esito aveva certificato che la donna era di certo incapace di intendere e volere, ma soprattutto «socialmente pericolosa».

Sarà quindi sulla pericolosità sociale che, una volta passata in giudicato la sentenza, si dovrà esprimere a distanza di un anno il magistrato di sorveglianza di Bologna. Dovrà cioè valutare il percorso di cura fatto dalla donna in regime di libertà vigilata e stabilire se rinnovare o interrompere la misura di sicurezza. A quel punto, la 44enne potrebbe potenzialmente tornare del tutto libera.

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