Femminicidio a Rimini, i familiari mobilitati per la ragazza ferita: “Noelia, torna a casa”

«È conmocionada». Lo ripetono in tanti, quasi continuamente, gli uomini e le donne della comunità sudamericana che ieri mattina si sono stretti intorno alla famiglia di Noelia Rodriguez e di Beatriz Aldana (la figlia dell’omicida intervenuta a difesa della vittima). Parlano per lo più in spagnolo, e quando si riferiscono alla 27enne che ha tentato fino all’ultimo di salvare la vita alla ex compagna del padre, ribadiscono il suo stato di choc, il suo essere «conmocionada», ovvero sconvolta. E lei c’è: è lì in mezzo alla moltitudine di amici e parenti che la affiancano, seduti sulle panche della chiesa di Bellariva. «È fortissimo quello che è successo». Solo poche parole, pronunciate vincendo la difficoltà di parlare una lingua che non è la sua e un enorme dolore tutto da affrontare. «Sembra impossibile», aggiunge la giovane Beatriz, la figlia di Maximo Aldana De La Cruz, l’uomo che giovedì scorso ha ucciso con 21 coltellate la donna che aveva rifiutato la sua proposta di matrimonio. Quell’uomo, suo padre, ha ferito anche lei. Nella furia del momento, alcuni fendenti l’hanno raggiunta alle mani e agli arti, che ieri mattina apparivano fasciati in strette bende bianche. La navata della chiesa in via Regina Margherita ieri ha visto infatti ritrovarsi, come in un grande abbraccio, tutti coloro che avevano avuto l’occasione di conoscere Noelia durante l’anno di permanenza a Rimini o che l’avevano conosciuta in Perù. Stesso affetto e vicinanza che hanno voluto dimostrare per la figlia Beatriz e la nipote dell’omicida, la prima ad accorrere sul luogo della tragedia, richiamata dalle urla della cugina 27enne. «Non avrei mai pensato che mio zio facesse una cosa del genere. Non me lo sarei mai aspettato», dice, trattenendo le lacrime per un trauma ancora caldo e livido. Un dolore portato in chiesa e condiviso con i fedeli, e che i parroci don Mathieu e don Maurizio hanno posto come monito rispetto a quello che deve essere l’ingrediente principale di un matrimonio e di un’unione felice. Perché in chiesa, ieri, nel mentre in cui la comunità peruviana si trovava per commemorare Noelia, due parrocchiani celebravano i 25 anni di matrimonio. «Lo vogliamo sottolineare – dicono dall’altare – la pace si crea in famiglia, partendo dalle mura domestiche».

La salma in Perù

Per Noelia, strappata alla vita a Rimini, dopo poco più di un anno di permanenza, le “mura domestiche” erano però per lo più quelle peruviane.

Desiderio della comunità, infatti, è ora quello di attivare il trasporto della salma in Perù. «Quando succedono questi fatti si possono fare due cose: – dice don Maurizio ai membri della comunità, riunitisi in una sala parrocchiale dopo la funzione – dirsi che sono successi ad altri voltarsi da un’altra parte, o fare qualcosa come comunità unita». La volontà, quindi, adesso è quella di organizzare una piccola colletta, per la quale stanno organizzando una piccola festicciola a viserba per domenica prosima) così da pagare le spese di trasporto della salma dall’Italia al Paese andino, dove verrà poi celebrato il funerale. A Rimini, secondo le prime valutazioni, verrà invece data una benedizione alla salma, come ultimo saluto, prima che venga imbracata sull’aereo.

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