Ac Cesena dell’era Campedelli: udienze vicine per evitare la prescrizione

Fatture per operazioni inesistenti e riciclaggio nell’era di gestione da parte di Igor Campedelli dell’Ac Cesena. Alcune accuse stano per arrivare alla prescrizione: cosa che toglierà completamente dal processo qualche imputato. Ma dopo l’udienza di ieri nell’aula del presidente Ilaria Rosati (giudici a latere Marco De Leva ed Elisabetta Giorgi) il Tribunale ha fissato una fitta serie di udienze: quattro date da novembre a gennaio che permetteranno ai giudici di arrivare ad emettere una sentenza prima che tutte le imputazioni finiscano tagliate dalla prescrizione.

Anche ieri in aula la lente è stata puntata sui lavori fatti allo stadio “Orogel Manuzzi” e su quelli nei terreni d’allenamento di Villa Silvia. Per valutare la colpevolezza o meno dei nove imputati, sono stati ascoltate testimonianze portate in aula dalla Procura volte a chiarire quali interventi furono fatti e da chi vennero fatti: tra appalti, subappalti e dipendenti della società. Il tema è sempre capire e chiarire se ci furono incongruenze tra quanto dichiarato nei bilanci e la realtà dei fatti. L’ipotesi accusatoria è infatti legata anche a cercare di chiarire se delle fatture fossero state gonfiate e se dei lavori fossero stati fatturati anche se eseguiti da persone che avevano altre mansioni o non legate alle imprese indicate come esecutrici. Il procedimento giudiziario in corso, affonda le sue radici nell’operazione “Ippocampo”, che vide prima la polizia e poi la guardia di finanza impegnate a ricostruire quelle che per l’accusa furono operazioni inesistenti e metodologie distrattive effettuate per depauperare le casse dell’Ac Cesena ai tempi in cui era presidente Igor Campedelli.

Secondo l’accusa, molte cose non quadrerebbero nelle voci di bilancio riferite a quei lavori, perché le spese sarebbero state gonfiate o ci si sarebbe inventati opere non fatte.

Anche parte della prossima udienza del 22 novembre sarà dedicata ai testimoni d’accusa. Relazionerà un luogotenente della guardia di finanza che fu tra coloro che si occuparono di mettere insieme tutte le carte e ricostruire i tasselli poi finiti sul tavolo del Pm (ieri in aula l’accusa era retta dal sostituto procuratore Sara Posa). Quindi la parola passerà ad almeno due imputati che hanno chiesto di essere sentiti. Per chiarire la propria posizione e ribadire l’estraneità alle accuse.

Il primo (e più famoso) è Giorgio Lugaresi (difeso dall’avvocato Giovani Majo): il presidente che aveva ceduto a Campedelli il Cesena per poi riacquistarlo fino al definitivo crac della società del bianconera che gli è già costato condanne penali per complessivi 3 anni e 8 mesi di reclusione e risarcimenti a sei zeri sotto forma di beni pignorati dallo stato. Da un suo esposto partirono le indagini di polizia prima e della Gdf poi. Facile intenda sottolineare come sia finito alla sbarra in questo contesto solo perché ha poi raccolto i conti di Campedelli firmando il primo bilancio dell’anno successivo alla riacquisizione del club datata aprile 2013. Sarà poi ascoltato dai giudici anche il commercialista Luca Leoni (difeso dall’avvocato Alessandro Sintucci). La cui audizione entrerà nel merito delle operazioni che vengono contestate.

Chi, con il tempo che corre, uscirà presto dal processo è l’ex vice presidente di quell’epoca: Luca Mancini (difeso dall’avvocato Guerrini). Le accuse di cui è ora gravato risalgono all’anno 2010 e sono di un peso tale che prima della prossima udienza (anzi già nel mese di ottobre) cadranno in prescrizione. Per gli altri imputati invece la sentenza e la dichiarazione di assoluzione o colpevolezza arriverà a gennaio inoltrato. Quando resisteranno al vaglio de collegio giudicante le tesi legate alle fatture per operazioni inesistenti e di riciclaggio. Imputati oltre a Campedelli, Lugaresi e Leoni, anche Potito Trovato (difeso dall’avvocato Antonio Baldacci), gli imprenditori edili Coclite Mastrorazio e Ilir Aslani (difesi dall’avvocato Fabrizio Briganti), Paulin Camai e Maurizio Marin (difeso da Luca Ferrini).

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