Abitare il teatro: la nuova stagione dell’Alighieri e del Rasi

«Abbiamo la necessità di gridare al mondo l’importanza dell’esperienza teatrale»: con queste parole Alessandro Argnani, condirettore insieme a Marcella Nonni del centro di produzione Ravenna Teatro, ha introdotto la presentazione della Stagione dei teatri. Un viaggio teatrale dal classico al contemporaneo che si snoda fra il teatro Alighieri e il teatro Rasi, attraverso 17 titoli da combinare.

Uno il filo conduttore della programmazione, e a spiegarlo è lo stesso Argnani: «Abbiamo l’ambizione di invitare a Ravenna artisti capaci di leggere i nostri tempi, che abitano il teatro come scelta di vita, attraverso un’esperienza di ricerca e di studio». Nella convinzione, che «l’esperienza teatrale sia uno degli antidoti più luminosi e felici ai tempi bui in cui viviamo e in cui le fragilità delle persone aumentano».

Il cartellone si apre il 10 novembre con “I due gemelli veneziani” di Goldoni, in replica all’Alighieri fino al 13, per la regia di Valter Malosti con Marco Foschi e Danilo Nigrelli, farsa nera sul tema dell’identità e del doppio. Dal 18 al 20, sul palco del teatro Rasi, Marco Martinelli ed Ermanna Montanari presentano “Pasolinacci e Pasolini”, un omaggio a Pasolini nei cento anni dalla nascita. Dal 24 al 27 torna al teatro Alighieri Giacomo Poretti, insieme a Daniela Cristofori nella commedia “Funeral home”, su come l’illusione dell’eternità terrena lasci gli individui impreparati di fronte alla morte.

“Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa”, per la regia e drammaturgia di Eugenio Barba, Lorenzo Gleijeses e Julia Verney, al Rasi il 15 dicembre, intreccia la vita personale di Kafka, la storia del suo personaggio Gregorio Samsa e la vicenda di un anonimo danzatore. A gennaio, il 13 e il 14, con “Dati sensibili: new constructive ethics” Teodoro Bonci Del Bene porta in scena, col testo di Ivan Vyrypaev, uno spaccato sulla drammaturgia russa contemporanea.

“Samusà”, all’Alighieri dal 19 al 22, scritto e interpretato da Virginia Raffaele con la regia di Federico Tiezzi, racconta, fra la commozione e le risate, le memorie dell’attrice e la sua fantasia visionaria. Il ravennate Claudio Casadio, dal 2 al 5 febbraio porta sul palco dell’Alighieri “L’Oreste”, storia di un bambino dal riformatorio al manicomio. Dopo il debutto a Ravenna festival, Eugenio Sideri ripropone “Calēre (Sentieri)”, al Rasi l’8 e 9 febbraio: i sentieri di campagna si fanno metafora della direzione dell’esistenza. Torna Ascanio Celestini, il 15 e il 16 all’Alighieri con il suo “Museo Pasolini”, mentre Chiara Lagani, in dialogo con l’illustratrice Mara Cerri, propone “L’amica geniale a fumetti”, il 23 e 24 al Rasi.

La compagnia Lombardi-Tiezzi porta in scena, all’Alighieri l’1 e 2 marzo, “Il soccombente” di Thomas Bernhard, dedicato alla figura del pianista Glenn Gould. “La luce intorno”, con Micaela Casalboni del Teatro dell’Argine, il 9 marzo al Rasi, è dedicato alle ragioni del fare teatro. Matilde Vigna, il 17 marzo al Rasi, porta in scena il “Una riga nera al piano di sopra”, mentre Studio Akropolis, il 31, propone “Pragma. Studio sul mito di Demetra”.

Luigi Dadina e Davide Reviati, dal 4 al 6, portano sul palco del Rasi “Mille anni o giù di lì”, incentrato sul petrolchimico di Ravenna, mentre il Teatro dell’Elfo di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani, dal 13 al 16 aprile, riflette sulla “Democrazia” nel testo di Cyril Gely.

Chiude la rassegna “Boston marriage”, dal 27 al 30 aprile, con Maria Paiato, Mariangela Granelli e Ludovica D’Auria.

«Grazie a questo calendario estremamente vario – ha sottolineato l’assessore alla Cultura del comune di Ravenna, Fabio Sbaraglia – abbiamo la possibilità di fare un viaggio attraverso tutte le sfumature del teatro contemporaneo».

www.ravennateatro.com

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