“Abbinamenti indipendenti” Vignaioli e cuochi social

L’abbinamento lo suggerisce lo chef. Nata un po’ per gioco un po’ per necessità di colmare la distanza protratta, ristoratori e vignaioli si sono riconnessi via social mettendo a frutto doti di sceneggiatori e videomaker di cui alcuni hanno già dato prova. “Abbinamenti Indipendenti” sarà una vera e propria mini serie Instagram (@vignaiolifivier) venuta in mente alla ristoratrice di Marina di Ravenna Ilaria Di Nunzio, con al supervisione del “vignaiolo filmaker” romagnolo Stefano Berti che nelle sue vigne di Predappio genera video ironici e d’effetto con la maestria pari a quella con cui imbottiglia ottimi Sangiovesi. Ride divertita Rita Babini, solare e comunicativa vignaiola in quel di Faenza, segretaria nazionale dell’associazione Fivi, l’associazione dei vignaioli indipendenti: «I nostri amici ristoratori, sono chiusi da un tempo che non ricordiamo neanche più, noi vignaioli…pure. Allora abbiamo pensato che qualcosa ci dovevamo inventare per riconnetterci e per far venire voglia alla gente di dire: ecco quando tutto riapre voglio andare proprio a quel tavolo lì e bermi quella bottiglia di vino. A dire il vero il tutto è venuto in mente a Ilaria Di Nunzio del Ristorante Velico di Marina di Ravenna, poi visto che il regista ce lo abbiamo in casa…».

Ciak si brinda

L’idea è corsa in chat, ognuno ha dato fondo a creatività e fantasia e si è inventato, e girato, la propria storia, le prime puntate sono già visibili su Instagram. «Nei momenti di incertezza è importante mantenere le buone abitudini –recita il “promo” pronunciato a più voci dagli stessi vignaioli protagonisti –. Sessanta secondi per viaggiare insieme attraverso l’Emilia-Romagna e scoprire sapori e identità di chi cucina e di chi produce vino. Vi è venuta l’acquolina? Allora prenotate l’asporto, stappate la bottiglia e buon divertimento!». «I ristoratori sono tutti dell’Emilia Romagna, le cantine pure –spiega Rita Babini –. Già una ventina di cuochi e altrettanti produttori di vino hanno scelto piatto e bottiglia». Per ora ci sono: Gianluca Gorini che abbina la sua torta di mele con “d’Incanto” di Paolo Francesconi, da uve passite di Centesimino. Andrea Erbacci del Casa Artusi che sposa cappelletti artusiani ma conditi con le canocchie con l’Albana “Interra” di Tenuta La Viola. Dall’Emilia lo chef Carlo Alberto Borsarini de La Lumira ha preparato un cotechino in tempura con mostarda e zabaione al lambrusco, in abbinamento al Sorbara Falistra di Podere Saliceto di Campogalliano. Sono solo i primi tre, ma sono già una dozzina i ristoratori che si sono cimentati nei loro video home made. «L’intenzione è quella di caricare almeno tre piatti e tre vini a settimana», dice Babini che tenta di sfuggire in ogni modo allo “spoileraggio”. «No dai non lo dico… sennò che sorpresa è? È un gioco, un modo per noi per tenerci in contatto fra ristoratori e vignaioli, un modo anche per comunicare ai nostri rispettivi clienti, nell’attesa di rivederci faccia a faccia al tavolo». Oggi in Emilia Romagna i vignaioli che aderiscono alla Federazione vignaioli indipendenti sono 78, in Italia sono 1400. Ma chi è un “vignaiolo indipendente”? E indipendente da chi? «Il vignaiolo indipendente è quello che coltiva le sue vigne, imbottiglia il proprio vino, curando personalmente il proprio prodotto – detta l’associazione –. Vende tutto o parte del suo raccolto in bottiglia, sotto la sua responsabilità, con il suo nome e la sua etichetta. Il vignaiolo rinuncia all’acquisto dell’uva o del vino a fini commerciali. Comprerà uva soltanto per estreme esigenze di vinificazione, o nel caso di viticoltura di montagna per salvaguardare il proprio territorio agricolo, in conformità con le leggi in vigore. Il vignaiolo rispetta le norme enologiche della professione, limitando l’uso di additivi inutili e costosi, concentrando la sua attenzione sulla produzione di uve sane che non hanno bisogno del maquillage di cantina».

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