L’emergenza Covid-19 ci ha costretto, improvvisamente, a rinunciare alle relazioni sociali, per cui senza perderci d’animo e con la spinta di esserci anche a distanza, noi operatori del Centro di Incontro di Rimini abbiamo continuato a sostenere le persone con difficoltà di memoria attraverso l’utilizzo della tecnologia. Una grande scommessa che stiamo portando avanti con energia e soddisfazione, grazie anche all’aiuto prezioso dei familiari. Accanto alle videochiamate, a brevi video con esercizi di stimolazione della memoria, abbiamo proposto l’attività dei mandala che sta avendo un successo per me inaspettato. Le persone ci si stanno dedicando con entusiasmo, perché la possibilità di scegliere e armonizzare i colori secondo il loro modo di sentire in quel momento alleggerisce il senso di solitudine e favorisce un certo benessere. Ci si concentra sul colore, mentre tutto il resto, a poco a poco, scompare. Si rimane in silenzio tanto che colorare può diventare un viaggio dentro se stessi, durante il quale è possibile incontrare le nostre emozioni più profonde. Anche i familiari sono rimasti sorpresi nel vedere i lori cari impegnati e motivati nei confronti di una attività che li coinvolge e li gratifica a trecento sessanta gradi. Ma che cosa è un mandala? La parola mandala significa “centro, cerchio, anello magico”. È una forma d’arte antica basata su figure geometriche da colorare e serviva ai mistici e ai religiosi per affrontare i momenti dedicati alla riflessione e all’introspezione. Ha sempre rappresentato un mezzo per ritrovare l’equilibrio ed aumentare la consapevolezza di sé.

Queste sono state le basi dalle quali siamo partite. L’interesse e il piacere per questa attività viene trasmessa nel corso delle videochiamate, perché alcune persone aspettano con ansia il momento in cui possono mostrare i loro dipinti. Ad esempio, Roberta mette davanti allo schermo i suoi disegni e dice:“li faccio tutti da sola, non ho bisogno che qualcuno mi aiuti e i colori li scelgo io”. Che belle parole! Descrivono un senso di dignità e autonomia che riaffiorano con semplicità e immediatezza, mentre il suo sguardo esprime contentezza per il risultato raggiunto. Colorare è un’arte che dona serenità regalando attimi di gioia che Roberta ha voluto condividere con me, in quel momento. È sorprendente come un atto così semplice come il colorare, possa ricondurre la persona a ritrovare l’equilibrio perduto, l’orgoglio di non dipendere da nessuno e di riuscire a scegliere autonomamente. Renata, invece, dopo avermi mostrato una serie di mandala incollati sul suo quaderno e dipinti con colori vivaci mi fa vedereanche un disegno a mano libera: una ragazzina con una maglia rossa. “Sono io la ragazzina. Il rosso è il mio colore preferito, anche adesso, lo userei sempre”. Il familiare che si trova accanto a lei è sorpreso dalla passione che la madre sta mettendo nel colorare i mandala e dal fatto che dopo averne colorato uno ci ritorni successivamente per dipingere e sfumare un particolare che aveva tralasciato. Renata quando disegna o colora non vuole essere disturbata è concentratissima e se qualcuno la chiama non risponde. Il mandala ha risvegliato la creatività, la voglia e il desiderio di disegnare a mano libera un ricordo che riemerge vivido dalla memoria. Questa attività sta provocando un piccolo, impercettibile cambiamento, un cambiamento che, allo stesso tempo diviene così evidente da permettere una riscoperta delle proprie capacità e si rivela in grado di arginare il senso di perdita e di vuoto in cui spesso si può precipitare. Poi ci sono le parole di Lorenzo che risuonano poetiche, emozionanti. “Un giorno mentre stavo colorando un mandala ho pensato alla bellezza della natura, nello specifico la campagna che per me è piena di ricordi. A volte mi sembra di parlare con i colori; da questi esce sempre qualcosa di bello”.

Come non rimanere toccati da queste parole? Il colore dona energia ed è in grado di portare in superficie pensieri nascosti, momenti vissuti che aiutano a stare meglio. Colorare sembra contrastare lo smarrimento, la paura, come se dipingendo il mandala si riuscisse a disegnare una sorta di mappa. Una mappa piena di colori che, come tanti piccoli pezzettini di pane lasciati sul sentiero, costituiscono la guida per ricongiungersi con i frammenti della propria anima. Mentre scrivo queste righe, colgo con chiarezza la dignità con cui ogni disegno mi viene mostrato e la capacità di ciascuno di farne un’opera in grado di raccontare attimi di sé: qualcosa di unico.

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