A Savignano la luce pubblica è arrivata 110 anni fa

Centodieci anni fa Savignano accese la prima luce elettrica. Il ricercatore di storia locale Emanuele De Carli, che è anche presidente del quartiere centro storico di Savignano, ha scovato le carte. «Sono passati esattamente 110 anni da quel 21 luglio quando il cuore di Savignano si accese per la prima volta – illustra De Carli – il centro del paese nel 1912 era pieno di manifesti riportanti l’invito a tutta la comunità. L’avvenimento si prometteva straordinario: “sarà inaugurata la luce pubblica”».

«La sera dell’evento dell’accensione della luce – prosegue De Carli – piazza Borghesi era strapiena di savignanesi: curiosi, scettici, emozionati. Tutti erano vigili, con lo sguardo puntato ai quattro lampioni installati agli angoli della piazza. Come ha scritto anche Alberto Casadei nel volume “Origini storiche del cinema in Romagna”, allora sventolavano bandiere tricolori, i carabinieri erano in alta uniforme e la banda del paese suonava già dal primo pomeriggio. Alle 20 sul palco addobbato e installato davanti al municipio, prendeva posto il sindaco Giovanni Vendemini, figlio del deputato Gino Vendemini morto l’estate precedente. Poi c’era l’ingegnere dell’impresa elettrica, i presidenti di varie associazioni e i parroci delle vicine parrocchie. Sul tavolo sistemato al centro del palco c’era un grande macigno nero con una svettante leva. Dal contenitore partivano due fili che si arrampicavano in alto, verso il municipio. Passata un’altra ora, si attendeva solo che facesse buio: i savignanesi fremevano nell’attesa del promesso spettacolo. Appena la piazza fu avvolta dal buio, il sindaco e l’ingegnere impugnarono la leva incitati dal pubblico urlante. La leva venne abbassata, una scintilla e si illuminò la notte, il contatto chiuse il circuito elettrico e il silenzio dell’emozione venne rotto da uno scroscio di applausi e sussulti. La luce abbracciò tutto e tutti. Savignano aveva fatto un enorme passo verso il futuro, ma solo in centro. Infatti i vecchi lampionai continuarono a lavorare ancora parecchio nella periferia di Savignano».

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