A Rimini per il Sigep: arrestato per mafia

Investe anche Rimini una maxi operazione contro la mafia dei carabinieri del Nucleo investigativo di Palermo, che hanno arrestato sette boss colpendo la “famiglia” di Rocca Mezzomonreale e i suoi vertici, già condannati in via definitiva e tornati liberi dopo aver scontato la pena. Tra gli arrestati anche un 70enne imprenditore salito in Romagna per seguire il Sigep.

Uno dei boss catturati, con l’accusa di associazione mafiosa ed estorsione aggravata, in un’intercettazione diceva: “C’è lo statuto, che hanno scritto i padri costituenti“. Una rivelazione che i magistrati ritengono importantissima e che conferma l’osservanza da parte dei capimafia di regole ferree, una sorta di “Costituzione” di Cosa Nostra.

In cella uomini d’onore “riservati”

 Con il blitz, coordinato dalla Dda guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, sono finiti in cella anche uomini d’onore riservati, sfuggiti finora alle indagini, che sarebbero stati chiamati in azione solo in momenti di criticità per la cosca. Per cinque degli indagati è stato disposto il carcere, per due di loro i domiciliari.

La “Costituzione” di Cosa Nostra

 In base alle conversazioni degli indagati intercettate dalle “cimici” piazzate dagli investigatori, si è scoperto dunque che i boss continuano a rispettare le vecchie “regole” mafiose e a imporne l’osservanza agli affiliati. Le persone coinvolte in questa operazione spesso si richiamavano al rispetto dei principi mafiosi arcaici, un vero e proprio “statuto” scritto dai padri

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