A Rimini il maggior numero dei reati ambientali in Romagna

Ogni 8 giorni, in Provincia di Rimini, c’è stato un reato connesso allo smaltimento illecito dei rifiuti. È la situazione più critica della Romagna e della Regione. E la triste medaglia la ottiene anche per il ciclo illegale del cemento, con un reato commesso ogni 7 giorni. È quanto emerge dal Rapporto Ecomafia 2021 realizzato da Legambiente con il sostegno di Cobat e Novamont ed edito da Edizioni Ambiente. La Regione, e tutte le sue Province, è comunque un’isola felice rispetto a molte altre, specie quelle del Sud, messe di gran lunga peggio. Sul fronte dei rifiuti, Legambiente ha contato nel 2020 43 reati contestati nella Provincia di Rimini, 26 a Reggio Emilia, 29 a Forlì-Cesena, 27 a Parma, 22 a Piacenza, 19 a Mantova, 17 a Modena, 13 a Bologna, 11 a Ferrara. Sul ciclo illegale del cemento, invece, è Rimini ad avere ancora il maggior numero di reati, seguita da Ravenna (26), Ferrara (25), Forlì-Cesena (20), Bologna e Modena (15 ciascuno), Piacenza (10), Reggio Emilia (8) e Parma (7). In Italia nel 2020 sono stati 34.867 i reati ambientali accertati (+0,6% rispetto al 2019), alla media di oltre 95 reati al giorno, 4 ogni ora. Aumentano le persone denunciate: 33.620 (+12% rispetto al 2019), le ordinanze di custodia cautelare eseguite 329 (+14,2%), i sequestri effettuati 11.427 (+25,4%), ma cala il numero complessivo dei controlli passati da 1.694.093 del 2019 a 1.415.907 del 2020, con una flessione del 17% rispetto al 2019.

Sempre alta l’incidenza dei reati ambientali accertati nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (ossia Sicilia, Campania, Puglia e Calabria), esattamente 16.262, il 46,6% del totale nazionale, con 134 arresti, nel 2019 erano stati “soltanto” 86. Il mercato illegale è di 10,4 miliardi di euro (- 0,9% sul 2019). Crescono gli investimenti a rischio: 11,2 miliardi di euro (+2,6 sul 2019). Nella classifica regionale, Campania, Sicilia, Puglia sono le regioni più colpite da illeciti ambientali. Al quarto posto quest’anno sale il Lazio con 3.082 reati, con un incremento del 14,5% sul 2019, superando così la Calabria. La Lombardia resta la regione con il maggior numeri di arresti.

Per Legambiente si tratta di un quadro «nel complesso preoccupante, se si considera che una parte molto significativa degli illeciti analizzati nel rapporto Ecomafia ha a che fare con la violazione di normative connesse ad attività delle imprese, che pure hanno dovuto subire, in diversi settori, la sospensione delle produzioni, causata, appunto, dai lockdown».

A confermare la pressione sostanzialmente inalterata dell’eco-criminalità in Italia è anche l’applicazione dei delitti contro l’ambiente, introdotti nel Codice penale dalla legge 68 del 2015: 883 i procedimenti aperti (in leggera flessione rispetto al 2019, quando erano stati 894), con 2.314 soggetti denunciati e 824 arresti. E il numero più alto di procedimenti, ben 477, ha riguardato il delitto di inquinamento ambientale.

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