A Rimini il cenacolo ritrovato di Ilario Fioravanti

RIMINI. Mentre Cesena si appresta ad aprire – il 18 maggio negli spazi dell’ex chiesa dello Spirito Santo – il Museo Fioravanti, si è inaugurata ieri a Rimini la mostra Fioravanti. Il cenacolo ritrovato, che rimarrà aperta al Museo della Città fino al 16 giugno.
Ilario Fioravanti (Cesena 1922 – Savignano 2012) e in particolare il suo grande affresco recentemente ritrovato, sono al centro della mostra che mette l’opera in dialogo con quelle del pittore cinquecentesco, molto attivo a Rimini e in Romagna, Benedetto Coda. L’opera di Fioravanti, di grandi e insolite dimensioni (quattro metri per due), rappresenta L’ultima cena ed è un affresco su tela che Fioravanti realizzò per la cappella interna al complesso della Congregazione Sorelle dell’Immacolata di Miramare, fondata da don Domenico Masi. L’occasione venne data all’architetto Fioravanti mentre portava a termine la costruzione del grande edificio, con chiesa annessa, della Congragazione, opera cominciata nel 1966 e conclusa nel 1974. Come ricorda Luca Fioravanti, nipote dell’artista e “scopritore” del grande affresco che da tempo era caduto nell’oblìo: poiché egli «aveva necessità di ritrarre soggetti “dal vero”, nell’affresco vari personaggi hanno il volto di quei muratori che lavoravano alla costruzione dell’edificio». Al centro vediamo Pietro, che mostra la mano con l’anello del Pescatore, mentre l’apostolo alla sua destra ha il volto del fondatore della Congregazione, don Masi.
Accanto all’opera ritrovata, sono esposte una piccola Crocifissione e un autoritratto del 1970. Tutte e tre le opere sono ad affresco, ambito che Fioravanti ha molto praticato.
Di fronte al grande affresco dell’ultima cena – scrive in catalogo Maurizio Cecchetti – «subito viene in mente il mosaico di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna». Ma rispetto al mosaico di Ravenna qualcosa non torna: il centro della tavola è occupato da due grossi pesci, mentre nell’opera di Fioravanti vediamo il calice e il vassoio con l’agnello arrostito: «È a Sant’Angelo in Formis, vicino a Capua, agli affreschi della chiesa ricostruita nell’XI secolo, che Fioravanti sembra ispirarsi».

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