A Rimini già seicento bambini salvati dalla guerra in Ucraina

Sono 1.217 i profughi che Rimini ha accolto tra le sue case e i suoi alberghi, salvando 580 bambini dalla guerra, insieme a 637 adulti, di cui 591 donne e 46 uomini.

Numeri ufficiali diffusi ieri mattina in prefettura, nell’ambito del Tavolo di coordinamento istituito per la gestione dell’accoglienza dei profughi ucraini. Determinante, afferma il prefetto Giuseppe Forlenza, porre «costante attenzione alla registrazione di tutti gli ospiti, ovunque essi abbiano trovato accoglienza. Operazione necessaria per un’adeguata prosecuzione della permanenza in Italia anche in relazione all’assistenza sanitaria, tra cui le vaccinazioni, e non solo quelle per il Covid-19, e alla prosecuzione dei percorsi scolastici per i bambini e i ragazzi».

«È una fase emergenziale, sembra che la guerra sia iniziata da un secolo ma invece non sono passate nemmeno due settimane». Kristian Gianfreda, assessore alla Salute e alla Protezione sociale, presente al tavolo in prefettura, spiega come un aspetto determinante della gestione dell’accoglienza sia legato proprio alla messa a disposizione nei Cas, Centri di accoglienza straordinaria, e nei Sai, Sistema di accoglienza integrato, di «posti letto ulteriori, per fare fronte alle richieste di ospitalità che aumentano di giorno in giorno». In Romagna, il territorio riminese è infatti quello che conta il maggior numero di profughi, sia grazie «a un’organizzazione efficiente – spiega Gianfreda – che può contare su viaggi diretti dal confine ucraino verso la nostra città, che per il fatto che proprio a Rimini si trovi una delle più grandi comunità ucraine in Italia. In tanti vengono qui per raggiungere amici o parenti già stabilizzati in passato».

Indispensabile infatti, ai fini di organizzare l’accoglienza, avere contezza delle persone arrivate in provincia. La registrazione, per il comune capoluogo, va fatta in Questura, mentre per tutti gli altri Comuni della provincia nelle stazioni dei carabinieri. Un ruolo «fondamentale», a proposito, chiarisce il prefetto, è quello dei Cas, che fanno riferimento alla Prefettura, ma anche dei sai, facenti capo ai Comuni, in contatto diretto con il ministero dell’Interno. Nei Cas sono stati già individuati 120 posti in più per i quali è in corso la verifica di idoneità da parte dei Vigili del fuoco e di Ausl Romagna. Verifica che andrà effettuata anche per quella trentina di alberghi che hanno già aderito alla convenzione curata dalla Regione per l’accoglienza in attesa dell’assegnazione ai Cas o alla rete Sai. Tra le iniziative intraprese, anche quella di diffondere un vademecum di orientamento per i profughi, scritto sia in italiano che in ucraino, utile per le procedure amministrative e sanitarie da intraprendere all’arrivo in città.

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