A Ravenna l’aumento dei costi degli alimentari vola al 5,5%

RAVENNA – Il carrello della spesa è sempre più pesante per le famiglie ravennati e lo scontrino alla cassa segna mediamente il 5,5% in più rispetto a gennaio 2021 per quanto riguarda i generi alimentari. Un dato che negli ultimi anni non era mai stato nemmeno sfiorato: fino a pochi mesi fa a farla da padrone era la deflazione, che era anch’essa un problema, e il massimo dell’aumento tendenziale del Nic (l’indice che calcola i prezzi per l’intera collettività) relativo ai generi alimentari si era avuto nell’agosto del 2018: 2,8%. La metà, rispetto ad oggi.

La corsa all’aumento di cibo e bevande è incredibile se si pensa che a luglio 2021 l’indice inflattivo annuale segnava ancora un -0,1%. Una crescita iniziata ad agosto (+0,5%) e accelerata fino ad oggi, con uno scatto importante a dicembre (+3,6%) e anche a gennaio (4,2%). Febbraio segna un nuovo record che si allinea al dato generale dell’inflazione al netto dei tabacchi: ovvero al sorprendente livello del 5,4% spinto, manco a dirlo, dai prezzi dell’energia. Costi, questi, che incidono anche sullo scontrino finale dei beni alimentari (si pensi ai rincari sull’intera filiera) ma su cui pesano anche le incertezze geopolitiche. La farina all’ingrosso è cresciuta ad esempio del 16% nell’ultimo mese contraddistinto dalla guerra in Ucraina.

La voce che subisce i rincari peggiori, secondo i dati Istat, è però ancora una volta quella relativa alle spese per l’abitazione. Cresciute, in un anno, del 26,4% e peggiorando ulteriormente ilgià disastroso dato di gennaio, quando l’aumento percentuale si era fermato a 25,7 punti percentuali. Anche in questo caso la crescita a due cifre è iniziata a luglio, quando le bollette sono cominciate a costare il 10% in più rispetto al 2020. A dicembre però l’aumento era ancora relativamente contenuto (+13,5%) ma è esploso all’inizio dell’anno. I rincari sui trasporti per ora segnano una crescita complessiva dell’8,5%.

Di fronte a una crescita dei prezzi così sostenuta, i servizi ricettivi e di ristorazione non possono fare altro che aumentare i prezzi. A gennaio questa voce era cresciuta del 4,2%, a febbraio gli aumenti si sono fermati al 2,9%. Adeguamenti inferiori all’indice inflattivo generale che quindi portano gli utili di alberghi, che hanno avuto in alcuni ciis bollette da diverse migliaia di euro, e ristoranti ad una lenta erosione.

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