A Ravenna il modello italiano di recupero di aree industriali

Si chiama “Progetto Ponticelle” ed è uno degli esempi italiani di recupero di aree industriali dismesse.

A Ravenna, nell’area esterna allo stabilimento petrolchimico, le parola d’ordine ora sono infatti due: risanare e riqualificare. In totale sono 26 gli ettari coinvolti dal progetto, che diverranno un impianto fotovoltaico con storage lab, una piattaforma di biorecupero di terre e rocce e una realtà all’avanguardia per la gestione dei rifiuti industriali. Quest’ultima si tradurrà in un impianto che arriverà a gestire fino a 60 mila tonnellate all’anno. Coinvolte nella missione sono Eni, attraverso Eni Rewind, la sua società ambientale, ed Eni New Energy, una realtà che si occupa dello sviluppo di energia da fonti rinnovabili.. Alla piattaforma polifunzionale di trattamento degli scarti speciali collabora anche il Gruppo Hera, che attraverso la sua controllata Herambiente ha fatto nascere proprio con Eni Rewind una società dedicata: Hea. Al centro delle politiche di riqualificazione c’è il concetto di economia circolare.

A gennaio di quest’anno è stato autorizzato l’impianto fotovoltaico che, ideato nel rispetto del principio ‘zero consumo di nuovo suolo’, tocca una parte dell’area oggetto di Misp, la messa in sicurezza permanente, progettata in funzione dei futuri sviluppi produttivi dell’area e completata da Eni Rewind a maggio scorso. Il parco sarà basato su un sistema di “inseguimento solare”, in modo tale da poter ottenere il massimo dell’energia dai raggi del sole e sarà inaugurato da Eni New Energy entro il 2022.

Per quanto riguarda i due impianti di trattamento dei terreni e dei rifiuti speciali, è in corso il confronto con gli enti per le autorizzazioni. La piattaforma di bio-recupero avrà una capacità di 80 mila tonnellate all’anno e sarà dedicata al trattamento meccanico e biologico, attraverso l’impiego di batteri, dei terreni contaminati da idrocarburi provenienti prevalentemente dalla bonifica delle stazioni di servizio. L’obiettivo, secondo uno schema circolare di recupero e riuso, è quello di restituire le terre post trattamento alle stesse stazioni. È previsto anche un bio-laboratorio in grado di effettuare analisi preventive sui terreni contaminati in ingresso nella piattaforma e indagini periodiche di monitoraggio sull’andamento dei processi di biorisanamento.

Il polo petrolchimico di Ravenna

Fu Enrico Mattei, primo presidente di Eni, a volere la nascita del polo petrolchimico di Ravenna. Era appena tornato dagli Stati Uniti d’America, dove era stato in visita a una fabbrica di gomma sintetica. La piana era perfetta anche per la vicinanza con le fonti di gas (in quegli anni si conducevano attività esplorative) e con il porto. In due anni si completarono i lavori di quello che allora fu il più grande polo petrolchimico d’Europa, che arrivò a produrre le prime balle di gomma sintetica nel 1957. Nel corso del tempo avvengono alcune cessioni dei rami d’azienda e dal 1997 le aree interne del polo, che erano state usate per la produzione, sono state oggetto di attività di risanamento ambientale. L’area esterna, quella di Ponticelle, è al centro invece di questa operazione di biorisanamento. Per la bonifica del sito di Ravenna sono stati spesi, al 2020, 47 milioni di euro. È previsto uno stanziamento di altri 27 milioni fino al completamento di tutte le opere. In più, l’investimento di più di 60 milioni di euro per Ponticelle, di cui 11 di interventi di bonifica.

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