A Ravenna festival il Chaos String Quartet

«Seguire un percorso libero da standard predefiniti, che trascenda ogni barriera e si spinga oltre ogni limite»: è ambizioso l’obiettivo dei musicisti del Chaos String Quartet. Ma, almeno a giudicare dalle prime prove che hanno dato di sé e dai riconoscimenti che si sono aggiudicati, dovrebbero essere sulla buona strada. Infatti, Susanne Schäffer, Eszter Kruchió, rispettivamente tedesca e ungherese ai violini, la bolognese Sara Marzadori alla viola e l’olandese Bas Jongen al violoncello, che si sono riuniti in quartetto soltanto nel 2018, si sono già aggiudicati il premio internazionale Rimbotti 2020, e nello stesso anno sono stati notati come miglior formazione emergente nelChamber Music Campus della Jeunesse Musicales International. Inoltre, legato alla prestigiosissima EuropeanChamber Music Academy, nonché alla Scuola di musica di Fiesole, il Quartetto si è già esibito in alcuni dei più importanti festival europei.

E stasera approda a Ravenna festival, alla Rocca Brancaleone, in un concerto che lo vede alle prese con un programma che spazia dai primi decenni dell’Ottocento alla metà del Novecento, e decisamente accattivante. Intanto perché si apre con una delle pagine di più spiccata immediatezza espressiva tra quelle di Mendelssohn, che ad appena 18 anni e in preda all’entusiasmo per gli ultimi Quartetti beethoveniani pubblicati proprio quell’anno, nel 1817, compone il suo Secondo Quartetto in la minore op. 13. Un lavoro al quale, appunto, applica quei principi che desume dall’ultimo Beethoven, come anticipare l’opera con la composizione di un Lied che poi ne viene a costituire il tema e che viene pubblicato insieme al Quartetto stesso. Un tema che ritorna, più o meno variato, in tutti i quattro movimenti. Così come accade nell’architettura ciclica che a fine Ottocento caratterizzerà il Quartetto in sol minore op. 10 di Debussy, l’opera che chiude il programma del concerto del Chaos String Quartet. L’unica partitura dedicata dal compositore francese alla formazione quartettistica è tipica di quello stile onirico e “simbolista” che ne caratterizza la creatività in quegli anni: tessuto armonico cangiante e originalità timbrica, inconfondibile. Come dalla marcata personalità è il brano scelto come “cuore” della serata: il Quartetto n. 1 “Metamorfosi notturne” di GyörgyLigeti. Un brano che lo stesso autore descrive come una sorta di tema con variazioni si, ma privo in realtà di un particolare tema perché basato, piuttosto, su un singolo pensiero musicale che appare in forme sempre nuove. Quindi “metamorfosi” più che variazioni, e “notturne” perché concepite a Budapest tra il 1953 e il 1954 negli anni del controllo sovietico ma in uno stile lontano dall’imperante estetica legata al socialismo reale e quindi dalle composizioni ufficiali, quindi da tenere nascoste nel buio dell’intimità più segreta – saranno infatti eseguite per la prima volta a Vienna, nel 1958, dopo i fatti d’Ungheria del 1956 e la fuga del compositore verso l’Austria.

Il concerto è alle 21.30.

Info: 0544 249244

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