A Night At The Opera dei Queen

Queen
A Night At The Opera
<“A Night At The Opera” è uno straordinario “prodotto di studio” che ha rappresentato per i Queen anche una maledizione artistica. A partire da questo lavoro la band è diventata una delle più grosse industrie di vendite discografiche del mondo, ma la caccia ai record non si è più abbinata con l’inventiva. Il cammino, per loro, è stato una continua rincorsa verso le lunghe ombre proiettate dall’album>. Il disco in questione (anno 1975), come sottolineano le parole di Mauro Ronconi, ha finito con l’assumere per Freddie Mercury e compagni i contorni di un’opera irripetibile.

Nelle mani dei Queen – i quali sovraincidono moltissimi interventi vocali e strumentali – lo studio di registrazione sembra diventare un grande e duttile congegno orchestrale.

La musica dell’album, ricca di spunti melodici esaltati dalle soluzioni d’arrangiamento (merita una menzione il lavoro sui cori…), nasce da un’impostazione multistilistica portata fino alle estreme conseguenze: impasti vocali dai risvolti operistici vengono accostati ai fraseggi e ai ritmi dell’hard rock (vedi Bohemian Rhapsody). “Un sacco di critici hanno stroncato Bohemian Rhapsody, ma pensateci un po’: a cos’altro è paragonabile? Ditemi il nome di un gruppo che abbia realizzato un singolo operistico” (Freddie Mercury). Ma non solo: i Queen arrivano a comporre dei brani che si ispirano anche al dixieland e al music hall – Lazing On A Sunday Afternoon, Seaside Rendezvous, Good Company. Ad illuminare il senso ultimo delle canzoni, poi, c’è la voce di Mercury, capace di inerpicarsi su tonalità impervie. Il chitarrismo di Brian May, carico di pathos, finisce con l’evidenziare a sua volta un carattere “sinfonico”.

Mai più il gruppo inglese è riuscito a raggiungere la sapiente calibratura dei vari elementi in gioco che si può riscontrare qui. “A Night At The Opera” esprime pienamente il desiderio, in qualche modo eversivo, di libertà e creatività che comunque animava i Queen. I quali avevano un solo e ambizioso traguardo: vendere sogni a chi li ascoltava.

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