A Mondaino si ritrova l’Europa delle residenze artistiche

L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino apre le porte a “Limen beyond borders”, seminario europeo sulla qualità delle residenze. Il 28 e 29 giugno si ritroveranno qui 49 organizzazioni italiane e straniere per un totale di 78 ospiti di cui circa metà stranieri, impegnati in 13 incontri, 3 tavoli di lavoro e una festa popolare. Una due giorni di riflessione e confronto per comprendere i significati di “residenza” interpretati nei differenti contesti europei. Ne parla il direttore dell’Arboreto Fabio Biondi.

Perché un seminario europeo sulla qualità delle residenze?

«Per riflettere su una innovazione – le residenze – che sta attraversando tutta l’Europa. Oltre i confini geografici e culturali, Il seminario si propone di comprendere e approfondire i principi attivi delle residenze che da diversi anni hanno modificato il significato di processo creativo e di produzione di nuove opere, nelle relazioni con gli artisti e le comunità di prossimità».

Voi come Arboreto ne siete promotori, cosa significa?

«Nel 2021 ci siamo aggiudicati, in qualità di partner, un progetto su larga scala di “Europa Creativa” a cui partecipano 14 realtà europee. Fino al 2024 saremo il luogo di residenza di sette produzioni internazionali. Per la specificità della nostra esperienza, “Centro di residenza”, ci hanno chiesto di organizzare anche il seminario sulla qualità delle residenze, che noi abbiamo trasformato in un confronto fra le scene europee, coinvolgendo il ministero della Cultura e la Regione Emilia-Romagna».

Mettendo a confronto le residenze quali differenze emergono tra la realtà italiana (che immaginiamo sia diversa tra Nord e Sud) e quella europea?

«In Italia esistono delle naturali differenze storiche, geografiche e culturali fra Nord e Sud che si ripercuotono anche nelle scelte artistiche e organizzative di interpretazione delle residenze. Ed è proprio la somma di queste differenze che caratterizza la via italiana alle residenze. Nelle relazioni fra Italia ed Europa abbiamo compreso due aspetti importanti. In Italia lo sviluppo e il radicamento delle residenze sono stati favoriti dallo Stato, Regioni e Comuni che hanno sostenuto la costruzione di sistemi regionali e un sistema nazionale. In Europa ci sono molte esperienze importanti, per gli artisti e i territori, che non rientrano ancora in una visione d’insieme. In Italia la collaborazione fra pubblico e privato ha incalzato il confronto fra amministratori, ricercatori, artisti e curatori con evidenti esiti sulla qualità dei luoghi e dei progetti di residenza».

Perché avete scelto questo titolo? “Oltre i confini, il principio attivo delle residenze” esprime già il senso delle stesse?

«Da diversi anni le residenze hanno contribuito a rinnovare tutto il sistema delle arti sceniche contemporanee. Partendo dai contenuti del processo creativo si sono interrogate anche sulle relazioni fra ricerca e formazione, composizione e produzione di nuove opere, cittadini e comunità, politiche e poetiche, nomadismo culturale e diritto alla casa teatro, influenzando un dibattito che ha trovato un’energia nuova per rinnovare lo stato dell’arte. Va detto che le residenze portano in dote dei principi attivi che agiscono dall’interno e contribuiscono alla formazione di nuove pratiche di lavoro artistico e organizzativo, comprese le connessioni coi tessuti sociali delle polis».

Esistono nel nostro Paese criticità legislative da superare?

«In Italia la prima legislazione che ne ha riconosciuto e certificato l’esistenza è del 2015. A pensarci bene sono passati pochi anni ma il movimento delle residenze è cresciuto moltissimo e si è strutturato quasi in tutte le Regioni, grazie anche alla spinta propulsiva del ministero della Cultura che le ha inserite di diritto all’interno del Fus – Fondo unico dello spettacolo. Mi piace pensare che i “corpi delle residenze” siano ancora fragili e quindi in continua trasformazione. Siamo ancora nel tempo dello studio e della formazione per comprendere davvero le loro enormi potenzialità progettuali».

Il programma si svolge in due giornate, che si potranno seguire anche on line, dense di testimonianze con tavoli di lavoro per riflessioni, analisi e sguardo al futuro. Ciò come si concilia coi tempi così incerti?

«Il seminario europeo è stato costruito per riflettere sul presente e immaginare tutti assieme il futuro delle residenze. Per comprenderne le differenti nature, partiremo dai racconti delle esperienze ma ci concentreremo sull’analisi di alcuni temi che intercettano i sentimenti delle arti performative del nostro tempo, dentro e fuori i teatri. In questo periodo di espansione dei conflitti, anche le residenze e l’arte in generale devono avere la forza di assumersi delle responsabilità per decifrare e agire verso le complessità locali e internazionali, per gli artisti, i cittadini e i custodi delle residenze stesse».

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