A Longiano si spazia fra teatro, danza e drammaturgia

Appuntamento con la nuova danza al teatro Petrella di Longiano, questa sera alle 21; l’annuale focus di Vorrei fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi in collaborazione con L’Arboreto Teatro Dimora di Mondaino, si sofferma su un intreccio di teatro, danza, drammaturgia, interpretazione; sollecita un flusso emozionale che fa rivivere anche la presenza di Pina Bausch, quale creatrice di una danza che penetra dentro la vita. Tutto ciò è Miss Lala al circo Fernando (titolo ispirato all’opera di Degas “Mademoiselle La La al circo Fernando”) ancora in fase di prova aperta, ideata e diretta da Chiara Frigo, coreografa e performer di riconosciute qualità, interpretata da Marigia Maggipinto per dieci anni danzatrice nella compagnia Tanztheater di Pina Bausch, con la drammaturgia di Riccardo De Torrebruna, sceneggiatore del nuovo film di Marco Risi “Il punto di rugiada”.

Da giorni la compagnia è in residenza al Petrella.

Chiara, cosa porta questo lavoro, ancora work in progress ma frutto di una squadra solida ed esperta?

«Nasce dall’incontro fra me e Marigia Maggipinto avvenuto a Bassano, in una Giornata della danza. Mi colpì il suo incredibile dono di saper raccontare esperienze vissute, la capacità di trasmissione orale, l’essere testimone del rapporto diretto col maestro, in questo caso Bausch. Da qui l’idea di realizzare un progetto in grado di trasmettere questo percorso di vita. La creazione al Petrella si è composta a partire da un precedente lavoro site-specific, quasi un salotto per pochi spettatori alla volta, sollecitato dal pretesto di fotografie con cui Marigia elaborava un racconto personale; Residance XL ci ha permesso di allagarci a una versione anche da palco attraverso residenze artistiche».

Qual è il significato del titolo sollecitato dal quadro di Degas?

«L’opera ritrae una funambola che si lancia nel vuoto per una acrobazia; l’elemento del circo è per noi un rimando alla memoria e ai ricordi che, nel caso di Marigia, giocano anche sul fatto di andare a vedere un’eccezione, un “fenomeno da baraccone” di grande esperienza, Miss Lala è quindi Marigia».

In questo lavoro dà risalto alle peculiarità della sua interprete, o si serve di Marigia per elaborare una creazione originale?

«Marigia è una fonte enorme di ispirazione, tutto ciò che emerge in lei è presente, parola, corpo, danza; dai racconti che appartengono alla sua natura, cerchiamo di cucirle addosso un abito che è ancora in progress, ma che risalta e si fonda sulle sue caratteristiche naturali di racconto e danza».

Che tipo di movimenti ha creato per questa speciale interprete?

«In alcuni momenti esprime dinamiche e flussi insiti nel suo Dna che si riconducono agli anni con Pina Bausch. Abbiamo però ricercato qualità di movimento diverse, a volte più terrene, animalesche, a volte come un flusso di ricordi, come se movimento e parola non fossero sconnessi, ma in continuità».

Riccardo, qual è stato il suo ruolo come drammaturgo di “Miss Lala”?

«Dalla storia di Marigia ho elaborato una scaletta plausibile, per aiutare il pubblico a entrare in un viaggio che da Bari, la sua città, l’ha portata a Wuppertal con coraggio e spregiudicatezza, a contatto con il nascente teatro danza di Bausch. Una spinta che le è arrivata dopo aver visto a Roma lo spettacolo di Pina “Viktor”, a metà degli anni Ottanta. Ho cercato di esaltare ciò che dal punto di vista teatrale può diventare altro, come l’elemento circense. Non capita spesso di avere a che fare con una performer del suo livello».

Veniamo a lei Marigia: una storia straordinaria la sua, che dalla professione in una compagnia classica l’ha spinta alla danza contemporanea, all’incontro con Martha Graham. Fino alla disperazione per un piede rotto e alla rinascita alla corte di Pina Bausch. Riassuma in breve cosa le ha lasciato questa personalità che ha spinto la danza verso frontiere più aperte.

«Pina era un’incredibile lavoratrice e un grande essere umano. Sono stata in compagnia dal 1989 al 1999, per poi tornare come ospite, danzando in 5 produzioni e 14 coreografie, dalla “Sagra della primavera” a “Orfeo e Euridice” a “Ifigenia”, tutte cose molto grandi. Di lei mi ha colpito l’aspetto umano, il suo desiderio di eliminare divisioni tra l’interprete, la scena e il pubblico, trovando sempre cose in comune. Ciò che oggi sento più forte come lascito, è lo scambio di vita vita, l’avere potuto condividere esperienza, crescita, paura, coraggio».

Ingresso euro 5. Info: 0547 666008

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