A Longiano riparatore di organi per passione e per mestiere

L’organaro è un mestiere antico. Mauro Baldazza di Longiano è un restauratore con abilitazione riconosciuta dal ministero dei Beni culturali ai fini del restauro di organi antichi considerati di valore storico artistico.

Baldazza ha iniziato l’attività nel 1984: «Ma la mia passione per l’organo era nata già molto tempo prima – afferma – ascoltando il suono dell’organo Tamburini del santuario del Santissimo Crocifisso di Longiano suonato da don Primo Magnani. Ho così intrapreso lo studio della musica per 5 anni, quando avevo da poco conseguito un diploma tecnico come perito elettronico, il che portava la mia passione a non limitarsi al solo aspetto musicale. Quando nel 1984 un organaro di Modena venne a fare manutenzione all’organo del santuario di Longiano, i frati mi chiesero di dargli una mano. Così ho cominciato a collaborare con lui anche in altre chiese, per conto di una ditta milanese costruttrice di organi che vendeva nella zona di Napoli e Salerno».

Poi è diventata un’attività a tempo pieno: «L’interesse per la musica allora era molto vivo e i conservatori erano pieni di studenti. Anche nelle chiese la musica era tenuta molto in considerazione sia per l’uso liturgico sia per i concerti. Così, visto l’interesse e la richiesta che c’era, dal momento che non c’era nessun altro che facesse questo lavoro da Bologna a Pesaro, ho pensato di aprire una mia attività nel 1985».

Oggi è mestiere che fanno in pochi: «In Italia ci sono circa 100 botteghe organarie, per lo più di dimensioni medio/piccole. Anche la mia è piccola: siamo in due, io e il dipendente Daniele Orlandi. I nostri clienti sono parrocchie, enti religiosi, conservatori, ma c’è anche qualche privato. Ci occupiamo di manutenzione ordinaria, straordinaria, accordature. Una parte del lavoro riguarda il restauro di organi storici e il territorio ne è ricco, rigorosamente seguiti dalle Soprintendenze. I lavori più impegnativi richiedono il trasferimento dell’organo in laboratorio, mentre per altri più semplici andiamo sul posto».

Per rimettere a posto un organo serve tempo: «Ogni lavoro è particolare. Un restauro radicale può richiedere mesi o anni. I restauri più impegnativi riguardano gli organi che nel corso del tempo sono stati modificati o manomessi. Può essere necessario fare dei confronti con altri organi dello stesso autore o ricercare informazioni sullo stato primitivo dell’organo. In accordo con la Soprintendenza si decide poi come procedere».

Molti gli organi riparati in Romagna: «Per quanto riguarda la Romagna abbiamo curato i restauri al Monte di Cesena, Macerone, Sarsina, Forlimpopoli, S.Martino in Strada. Ma anche Corpolò, Cerasolo, S.Ermete, Servi di Rimini, S.Maria Riopetra, Montegelli, Pennabilli e altri. Uno degli ultimi restauri ha riguardato l’organo della chiesa di S.Agata Bolognese. Il nostro è un lavoro molto vario, che abbraccia a 360 gradi tutti gli aspetti inerenti all’organo: falegnameria, meccanica, pneumatica, elettrotecnica, elettronica, parte fonica, accordatura. Bisogna perfezionarsi nei diversi aspetti».

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