A Imola nasce la Centrale operativa territoriale: pronta nel 2024

Via libera da parte del direttore generale dell’Azienda usl di Imola Andrea Rossi al progetto esecutivo per la realizzazione della Centrale operativa territoriale cittadina.

Una novità assoluta per Imola e il Circondario, che sorgerà al primo piano dell’Ospedale vecchio, nella zona degli ambulatori di Medicina preventiva.

Un investimento di 232.921,32 euro, finanziato grazie al Pnrr, e lavori al via prima dell’estate (indicativamente a maggio) dell’anno prossimo, per concluderli entro l’autunno e per essere pienamente operativi entro il primo trimestre del 2024, la scadenza che ha stabilito il ministero della Salute.

Che cos’è

«L’obiettivo della Cot è quello di assicurare l’accessibilità, la continuità e l’integrazione dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria nella presa in carico di una persona con dei bisogni complessi/cronici ma non urgenti o con fragilità di qualsiasi età, dai bambini agli anziani – spiega Sabrina Gabrielli, responsabile delle Case della comunità e dell’Ospedale di comunità dell’Ausl di Imola –. Non è il 118, ci tengo a sottolinearlo».

Al contrario del Pronto intervento, la Centrale operativa territoriale «ha una funzione di raccordo fra i servizi che sono presenti sul territorio e i professionisti della salute che possono dare una risposta a un bisogno di un cittadino, che non è esclusivamente un bisogno sanitario, ma è anche un bisogno sociale – aggiunge –. È un lavoro di équipe e di integrazione multiprofessionale fra tutte le componenti».

Un esempio concreto? «Se un paziente viene dimesso dall’ospedale e ha bisogno di assistenza domiciliare protetta, la Cot attiverà il percorso di presa in carico di questa persona al suo domicilio attraverso un team di professionisti idonei per garantirgli l’assistenza sulla base del suo bisogno particolare».

Il percorso «può essere attivato da un medico di medicina generale, da un pediatra di libera scelta, dai professionisti dell’ospedale, dalla Continuità assistenziale, dagli infermieri del territorio – continua –, ma anche da un cittadino, da un familiare, da un caregiver».

Nodo risorse umane

I contributi del Pnrr «sono destinati alle strutture e alle attrezzature informatiche – precisa Gabrielli –, mentre le risorse umane le dovremo cercare al nostro interno».

E «il Dm 77 sulla riorganizzazione dei servizi territoriali stabilisce che in una Centrale operativa territoriale devono essere presenti un coordinatore infermieristico, tre/cinque infermieri e uno/due unità di personale di supporto, e che deve essere aperta sette giorni su sette – osserva –. La Cot è proprio un modello organizzativo. Stiamo facendo delle riflessioni e delle valutazioni per definire una sola funzione da inserire all’interno della Centrale operativa territoriale».

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