A Forlì le “Dicotomie” di Paola Babini e Costanza Berti

FORLI’. Dicotomie”, ovvero la congiunzione che esprime, nella diversità delle tecniche usate da Paola Babini e Costanza Berti, due diverse sfumature in un unicum espositivo inclusivo e parallelo, che rivendica la crescita, il ruolo e l’affermazione della donna.

Le due artiste sono protagoniste della mostra riaperta fino al 14 giugno (ingresso libero) all’Oratorio San Sebastiano (nel complesso museale di San Domenico), a cura di Angelamaria Golfarelli.

Promosso da Udi Forlì – Archivio Udi Forlì Cesena, in collaborazione con l’assessorato comunale alle Pari opportunità, con il contributo di Coop Alleanza 3.0 e con la partecipazione del Centro Donna e del Forum delle Donne, l’evento ha visto nelle precedenti edizioni svolte a partire dal 2007, la presenza di artiste come Franca Minardi, Rosetta Berardi e Alessandra Bonoli, e nel 2019 Marilena Benini e Lea Contestabile.

Donne che osservano, parlano, creano e rappresentano altre donne. Introdotte in catalogo dalle parole di Virginia Wolf: ‹‹Continuerò ad azzardare, a cambiare, ad aprire la mente e gli occhi, rifiutando di lasciarmi incasellare e stereotipare. Ciò che conta è liberare il proprio io: lasciare che trovi le sue dimensioni, che non abbia vincoli››.

Nelle opere pittoriche a tecnica mista o dipinta su vari materiali di Paola Babini emerge il senso dell’evanescenza della materia e della sovrapposizione di trasparenze (“L’albero”, “Ombre oltre il silenzio”, “Paesaggio fluido”) che danno ai suoi quadri l’immaginaria visione di frammenti congiunti di arte e storia.

L’artista ravennate, docente di tecniche pittoriche dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna, continua a porre in dialogo presente e futuro attraverso la relazione con la memoria visiva e quelle che definisce ‹‹silenziose stratificazioni di tempi e luoghi››. Ricerca che si sviluppa operando su materiali pittorici ed extra pittorici, pittura, scultura e ready-made, spesso utilizzati su supporti non canonici quali specchi, vetri, ferri, acetati e smalti trasformati in trasparenze e colori.

Nei lavori scultorei di Costanza Berti, reduce nel 2019 da mostre in sedi importanti come Palazzo Medici Riccardi a Firenze e Palazzo Lanfranchi a Pisa, la chiave di lettura della realtà è il rapporto con l’infanzia e i suoi giochi (“Alice e la palla”, “Ammiccamenti”).

Attraverso una delicata poetica espressiva, l’artista fiorentina ricuce le fasi della vita realizzando una sequenza di attimi indimenticabili sedimentati, come nei versi che accompagnano le opere di “Bambine” di Miriam Collinelli: «Nell’arco disegnato / della corda / un continuo / bisogno di saltare/ fonde le nostre solitudini››.

‹‹Opere pittoriche e creazioni scultoree – scrive in catalogo Andrea Cintorino, assessora alle Pari opportunità – da cui emergono i tratti e la potenza del genere femminile che esplode agli occhi del visitatore nella sua riverberante poliedricità. I quadri e le sculture di entrambe le artiste ci parlano della donna con lingue espressive differenti ma con la stessa fiera lucidità di chi le donne le conosce, non da fuori, ma da “dentro”… Perché la donna è corpo, ma, prima di tutto, è rivoluzione identitaria››.

Info: 348 9508631

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