A Federico Muccioli, e alla sua sete di sapere e condividere

Leggenda vuole che nelle redazioni si tengano pronti i “coccodrilli” da pubblicare qualora muoia qualche persona nota. A me non era mai capitato, finora. Poi qualche giorno fa Federico Muccioli mi ha chiamata, annunciandomi che sarebbe morto, e chiedendomi di scrivere un coccodrillo per lui, perché gli avrebbe fatto piacere leggerlo, «per illudermi di essere uguale a Montale» disse ridendo, raccomandandomi di usare l’ironia. Quando ho messo giù il telefono ho pianto a lungo, poi ho fatto quello che so fare, ho scritto, e gli ho mandato il suo coccodrillo. Lui lo ha letto, approvato, e ha corretto pure due dati circa il numero delle pubblicazioni e la carriera universitaria. «Tipico» ho pensato sorridendo. Poi ho archiviato il file, sperando di non usarlo mai. Invece quel giorno è arrivato. E questo, con il suo placet, è come ho voluto ricordarlo. v.b.

RIMINI. Federicomaria Muccioli amava il suo intelletto più di qualunque altra parte del suo corpo. Più delle mani educate da professore, più degli occhi vivaci da ragazzaccio, più delle gambe da ciclista allenate in lunghe pedalate fuori porta. Ma del suo intelletto prodigioso, be’, di quello era particolarmente orgoglioso. Et pour cause.
Con la sua fronte ampia come quella di certe statue greche, atta a contenere tante e diverse informazioni, ragionava velocemente attingendo a una mole smisurata di nozioni imparate nel corso di lunghi, eccitanti anni di studio delle materie classiche. Eccitanti soprattutto per lui, naturalmente, ché spiegare ai propri cari tanto entusiasmo per Plutarco e Diodoro, per i Parti e i Seleucidi, non dev’essere stato proprio facilissimo. Ma come non innamorarsi di Alessandro Magno e degli eroici Greci incontrando così tanta e sincera passione?
Ecco perciò per il Muccioli una brillantissima carriera nell’insegnamento: dall’amato Liceo Classico “Giulio Cesare” di Rimini, dov’era stato prima studente, alla cara Alma Mater dell’Università di Bologna, dove la sua carriera seguiva le tracce del macedone conquistatore nella facoltà di Lettere e in quella dei Beni culturali. Ricercatore. Associato. Docente ordinario. Un abbeveratoio per cervelli disidratati. Sempre con la sua amata storia greca sottobraccio. Una materia che, in mano a Federicomaria, diventava improvvisamente facile e domestica persino per i più pigri e gli ignavi.
Una carriera scientifica di prim’ordine, la sua: 135 pubblicazioni, 25 convegni, innumerevoli studenti salvati lungo la strada. Poca “politica” e molto studio.
Non pago, Federicomaria (e a quel “Maria”, apposto perché nato l’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, ci ha sempre tenuto parecchio) aveva voluto applicarsi pure a storie più urbane e recenti, di casa nostra: quelle dei Malatesta, signori della sua amata Rimini, cui aveva persino dedicato un convegno nel 2016: “Gli Antichi alla corte dei Malatesta”. Perché gli Antichi, in qualche modo, con Muccioli c’entravano sempre.
Il professore, alto, un tempo biondo, un po’ teutonico, lo sguardo aguzzo talora corrucciato, ha sempre suscitato soggezione in chi lo conosceva appena, ma nascondeva (neppure troppo) un lato ludico e gioviale. Propensione dimostrata, in effetti, anche dal titolo di una sua opera, “Le orecchie lunghe di Alessandro Magno. Satira del potere nel mondo greco” (Carocci, 2018). Come se, in mezzo a tanta seriosità accademica, avesse voluto darci un indizio.
Così, accanto agli imponenti studi sulla “Storia dell’Ellenismo” (Il Mulino, 2019), Muccioli si dilettava pure a scrivere e a mettere in scena commedie, come quella dedicata a “Nottolino da Pedrolara” che debuttò in anni giovanili al teatro di Montescudo. O ad aprire finestre nella storia locale, vedi “L’ultimo giallo sulla Linea Gotica” (Panozzo, 2011). Fino al giocoso divertissement “I misteri di Rimini” (Il Ponte Vecchio, 2014), in cui Federico aveva potuto dimostrare quanto la storia, piccola o grande che essa sia, possa essere anche spassosa, se raccontata nel modo giusto.
Giusto pochi mesi fa aveva in mente di immedesimarsi nei viaggiatori illustri di passaggio a Rimini, e di raccontare una loro giornata a spasso per la città.
Senonché, checché ne dica Pascal, l’intelletto da solo contro la natura non basta, e tutto quel capitale di sapere, quella gioia di imparare e di insegnare, quella acuta e dissacrante percezione del reale, se ne sono andati con lui, lasciando a noi i suoi passi, le sue parole, la sua risata franca.
Ciao Federico e, come dicevano i tuoi amati Greci, sii lieto.

Federicomaria Muccioli, studioso, saggista, scrittore e docente universitario a Bologna e Ravenna, è morto il 14 maggio 2020 mattina nella sua casa di Rimini, città dove era nato l’8 dicembre 1965. Lascia la moglie Manuela e le figlie Bianca e Ilaria. Dopo aver insegnato al Liceo Classico “Giulio Cesare”, la carriera di Federicomaria Muccioli lo aveva portato a diventare professore ordinario di Storia greca all’Università di Bologna. Il suo ultimo lavoro era uscito nel 2019 per Il Mulino: “Storia dell’Ellenismo”. «La storia antica – diceva – ha ancora oggi una attualità impressionante. Sempre più tendiamo a dimenticare il passato. Ma costruirsi una cultura non può prescindere dal capire le proprie radici». Fino all’ultimo ha continuato a lavorare a un libro su Plutarco per la Bur, «il mio testamento».

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