A Cesena nuovo centro di ricerca per i sistemi sanitari

In casa Serinar nasce Creas, il centro ricerche e studi nell’ambito dei sistemi sanitari. A proporne la creazione a Serinar, ha raccontato il presidente Dario Maio, sono stati Vanni Agnoletti, direttore dell’unità operativa di Anestesia e Rianimazione del Bufalini e Fausto Catena, direttore dell’unità operativa di Chirurgia generale e d’urgenza del Bufalini. Saranno rispettivamente il presidente e il vicepresidente del Creas. L’idea nasce, hanno spiegato ieri, «in risposta a una nostra esigenza: quella di poter mettere a confronto con la comunità scientifica le nostre idee innovative in termini di riorganizzazione dei sistemi, metterle dentro una cornice di ricerca e svilupparle».

Gli obiettivi del Creas

Il centro si occuperà di divulgazione e formazione, di organizzare convegni e seminari, si sostenere la ricerca scientifica in ambito sanitario anche in collaborazione con le università e le Asl. Tra le «idee pazze», racconta Agnoletti, «io e Catena avevamo anche quella di creare una rivista scientifica, per poter sostenere il peso di una rivista del genere occorreva una cornice di ricerca in ambito sanitario che abbiamo trovato dentro Creas».

La rivista scientifica

Quella rivista che sarà presentata ufficialmente oggi, sarà pubblicata da Springer e si chiama “Discover health systems journal”, «si occupa di modelli gestionali in ambito sanitario e lo farà con un approccio multidisciplinare», spiega Agnoletti, che insieme a Rodolfo Catena, ingegnere gestionale, sarà editor in chief della rivista. «Sistema sanitario vuol dire salute, quello che vogliamo fare noi è fare ricerca sul modo migliore per dare salute», chiarisce Fausto Catena. Tra le ambizioni della rivista c’è quello di colmare un vuoto, o meglio di creare un nuovo nodo di connessione, multidisciplinare e internazionale. Gli articoli saranno valutati con il sistema della peer review, e una volta pubblicati saranno liberamente accessibili, «una scelta non scontata di democrazia scientifica», sottolineano Agnoletti e Catena. La rivista offrirà un’occasione di divulgazione e confronto su un tema come quello dell’organizzazione dei sistemi sanitari che non è né prettamente manageriale, né prettamente legato alla tecnica chirurgica, con un approccio multidisciplinare. «I feedback positivi che stiamo ricevendo da tutto il mondo ci dicono che non eravamo i soli ad avere questa esigenza di confronto».

Le esperienze da valorizzare

Tra le esperienze che potrebbero diventare patrimonio di condivisione scientifica c’è quella del progetto “Preveniamo” che fa sensibilizzazione nelle scuole su come prevenire il trauma e contenerne le conseguenze, o l’esperienza, raccontata ieri da Costanza Martino, direttrice di Anestesia e rianimazione di Lugo e parte del Comitato tecnico scientifico del Creas, dei chirurghi itineranti «che ci ha permesso, nell’ambito delle chirurgia a bassa complessità, di massimizzare il potenziale dei nodi ospedalieri territoriali».

Le “lezioni” del Covid

«Il Covid ci ha insegnato che non senza sofferenze il nostro sistema è in grado di rispondere anche a eventi imprevisti – ha detto Catena – ma anche quanto un’adeguata organizzazione possa fare la differenza in termini di vite salvate. La rivista darà l’opportunità di condividere anche esperienze come questa». «La cura viene spesso identificata nell’atto in sé di cura, ma è fondamentale anche l’organizzazione della cura – sottolinea Agnoletti -, i sistemi organizzativi hanno bisogno di essere innovati, sotto il profilo della sostenibilità, dell’innovazione tecnologica, la ricerca è la premessa fondamentale del cambiamento, con il Creas e con la rivista vogliamo lavorare per creare cultura».

Il convegno sulle liste d’attesa

Un esempio concreto del tipo di riflessioni di cui vogliono farsi promotori attraverso il Creas è l’incontro che si tiene questa mattina a Rocca delle Caminate. “Liste di attesa e attività chirurgica generale nell’epoca del Covid: soluzioni innovative e impatto economico presso l’Ausl Romagna”. «Quello delle liste d’attesa è uno di quei problemi in cui non basta mettere soldi perché venga risolto, occorre saperli spendere bene, innovare e migliorare i processi organizzativi». Al Bufalini, racconta Agnoletti a domanda diretta, «la situazione è abbastanza buona, tutta l’Ausl Romagna è in ripresa. Occorre però tenere in considerazione che ci sono specialità chirurgiche che sono esclusive del Bufalini, è il caso della neurochirurgia e della maxillofacciale. Per queste realtà il recupero è in corso, ma è più complesso».

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