BELLARIA. La Casa Rossa di Alfredo Panzini al tempo del Coronavirus è ancora, fino al 12 settembre, la casa delle “finestre cinematiche” nell’allestimento di Claudio Ballestracci. Parallelamente aperta al pubblico la vicina Casa Finotti con l’allestimento “A m’arcord… Alfredo sono me!” tratto dall’album di famiglia di Panzini e con le foto di scena del film Amarcord di Fellini, a cura di Ballestracci e del direttore scientifico di Casa Panzini Marco Antonio Bazzocchi.
Alle pareti della vicina casa del fattore Finotti sono ritornati i volti degli amici letterati, dei familiari e dello stesso Panzini e di un’epoca, che è la stessa narrata in “Amarcord”. Le foto autentiche di Panzini si relazionano ad altre di Davide Minghini provenienti dall’Archivio fotografico della Biblioteca Gambalunga.
Ballestracci, come si è articolato questo duplice progetto?
‹‹L’idea delle “finestre cinematiche” è figlia di una installazione del 1999 denominata “Le stanze di Alfredo”. Poiché la Casa Rossa era allora inagibile, avevo “portato” nel parco gli interni vuoti facendo uso di 12 telecamere e altrettanti monitor in modo che l’accesso all’edificio avvenisse in maniera virtuale. Nel 2006 casa Panzini è stata restaurata e dall’anno successivo è diventata casa-museo intraprendendo una lunga attività espositiva, attingendo la materia prima dal ricco archivio panziniano. Le direttive nazionali sul distanziamento fisico a causa del Coronavirus ci hanno portato a immaginare un percorso esterno all’edificio trasformando le pareti esterne in una pinacoteca luminosa››.
Quale l’effetto suscitato?
‹‹Dall’interno, una serie di immagini-icona elaborate da Stefano Bisulli si addensano alle finestre, proiettate su telai appositamente costruiti. Così, sebbene il portone della Casa Rossa rimanga chiuso, la vita dello scrittore prende a delinearsi e può essere spiata sulle tende oltre le imposte serali dischiuse. Grazie a un montaggio cinematografico evocativo, fotografie e manoscritti vanno a comporre un intimo mosaico biografico estroflesso: è come se la casa stessa, in un flusso di coscienza, mettesse in moto la memoria di se stessa proiettando all’esterno le immagini di ciò che negli anni è avvenuto all’interno››.
Di quali contributi vi siete avvalsi?
«Le immagini sono accompagnate da composizioni sonore ideate per l’occasione da Marco Mantovani mixando le parole di Alfredo Panzini selezionate da Marco Bazzocchi e interpretate da Pier Paolo Paolizzi facendo inoltre uso di un importante contributo dall’opera di Gian Francesco Malipiero. Le finestre denominate “cinematiche”, dopo 14 anni di attività museale, non trasmettono più il vuoto delle stanze bensì la ricchezza dell’archivio che vive nella sua casa››.
Bellaria è il luogo dove Panzini poteva osservare i movimenti sociali, sentendosi sia parte delle classi borghesi sia condividendo la saggezza di quelle povere. In questa piccola rassegna, il titolo del film più famoso di Federico Fellini viene utilizzato per accompagnare i ricordi della famiglia Panzini. Nello stesso tempo il visitatore può ammirare alcune foto di scena del film scattate da Minghini. Ne nasce un rapporto a distanza che però produce effetti di risonanza e di affinità.
‹‹Il borgo felliniano – spiega Bazzocchi –, osservato in tutti i suoi aspetti durante lo svolgersi delle stagioni, diventa un microcosmo dove si specchia l’Italia di inizio secolo, con tutte le sue contraddizioni e il suo essere sospesa tra innovazioni e nostalgie. Qualcosa di simile troviamo nei bozzetti narrativi di Panzini, nei suoi racconti e nei suoi romanzi, fino al culmine rappresentato da “Il padrone sono me!”, forse una delle tante opere che potrebbero meritarsi l’aggettivo di “felliniano››.
Apertura tutti giorni, tranne la domenica, ore 20.30-23; aperture straordinarie 11 e 12 settembre

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