A Bellaria torna "La borgata che danza" alla 27ma edizione

Mer 15 Maggio 2019 | Marcello Tosi


A Bellaria torna "La borgata che danza" alla 27ma edizione

Wed 17 July 2019 | Marcello Tosi

BELLARIA IGEA MARINA. Ritorna dal 17 al 19 maggio, per la 27ª edizione, La borgata che danza, festa di canti e balli provenienti da diverse tradizioni e culture. Un vero festival di strada di musiche della tradizione orale con direzione artistica di Gualtiero Gori e l’organizzazione del servizio comunale alle Attività e beni culturali.
Conosciuta a Bellaria anche come Festa della borgata, la manifestazione si tiene nel nucleo storico della borgata vecchia, tra le vie Ionio e Romea, ed è dedicata alle antiche forme di musica popolare, in particolare quelle tramandate attraverso i modi della comunicazione orale e visiva senza l’ausilio della scrittura. Un universo sonoro che anche l’Unesco annovera nel patrimonio culturale immateriale.


Gori, come porterete avanti la riflessione sulle connessioni tra pratica del ballo e cultura del territorio?
«Il festival, dal 2016, orienta il proprio sguardo sulle realtà dell’Emilia-Romagna, sia su quelle autoctone, sia su quelle legate al fenomeno della migrazione interna, senza trascurare contesti attigui, che in questo caso sono il Veneto e la montagna bergamasca. Nel caso del Veneto sarà interessante approfondire le analogie e le differenze fra due vecchi balli che sono attestati anche in Romagna, come la manfrina e la furlana. La riproposta del ballo tradizionale nel Veneto non ha mai goduto di grande visibilità. Ignorato dalle generazioni cresciute con il boom economico dei decenni passati, non ha attecchito nemmeno nell’ambito dei gruppi di riproposta folk urbana, sviluppatisi nel territorio a partire dagli anni Ottanta, né in quella del ballo folk contemporaneo. E questo segna un parallelismo “problematico” con la realtà emiliano-romagnola».


Altra vostra attenzione sempre presente, quella per le pratiche e i modi di dire del dialetto, in questa edizione con la presentazione del “Glossario del dialetto di Igea Marina”.
«Il dialetto da molti anni gode di una sezione appositamente dedicata all’interno del festival. I dialetti, come le musiche etniche, appartengono organicamente al patrimonio espressivo di tradizione orale di ciascun luogo. Tutti i cantori, i suonatori, i ballerini che, negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, ce le hanno insegnate, parlavano prevalentemente il dialetto. Marcella Gasperoni, dopo due raccolte poetiche, con questa pubblicazione affronta i modi di dire, le espressioni idiomatiche che rappresentano le peculiarità della parlata dialettale di Igea: quelle frasi figurate, che un tempo coloravano il linguaggio quotidiano, e che se tradotte letteralmente in altri contesti non sarebbero comprensibili».
Come si attua il confronto sul folk con musicisti, studiosi, ricercatori?
«La tradizione o si trasmette e si trasforma, o si perde perché non serve più.

La contemporaneità è ricca di forme musicali che si richiamano alle culture tradizionali. Conoscerle serve a interpretarle e rappresenta un’opportunità per un allargamento di orizzonte, soprattutto a partire da un confronto critico con i modelli tradizionali del proprio territorio. Il festival affianca suonatori popolari depositari di una creatività folclorica più antica a giovani artisti portatori di istanze innovative che, pur rispettose della tradizione, rispecchiano le contaminazioni e il multiculturalismo del mondo attuale».
Come di consueto al centro del festival si porranno gli incontri con musiche di diverse culture, a partire dal 17 maggio alle 21 all’Osteria da Guiròin (via Romea) quando i lombardi Musicanti d’la Bàsa presenteranno la loro prima opera discografica Tèra moja.
Nell’arco delle due giornate successive ci saranno Alibanda (Romagna), Arcorobico (Bergamo). Banda del Cion (Vicenza), duo Viri-Bernardi (Treviso), I Musetta e gli Amici delle Valli (appennino piacentino), duo Cavuoto-Groccia (Foggia, Cosenza), la bellariese Uva Grisa, Lunanoa (Salento), Orchestrina Semerario (Puglia-Francia), Organetti di Montalto (Marche), Trio Iftode (Romania-Romagna), Vagatrio (Campania-Marche).
Non mancheranno inoltre i tradizionali appuntamenti giornalieri con Balloinpiazza, Girotondo, i canti d’amore notturni de L’inserenata, la parata musicale, l’osteria nei cortili e nelle strade, i Primipassi di danza, e poi mostre, laboratori, libri, teatro.

Tutti gli appuntamenti sono gratuiti.

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