Il sindacato Lattuca, l’assessore Ferrini e la vicecomandante Gennaretti assieme ai coordinatori dei gruppi di controllo di vicinato

CESENA. Prevenzione e socializzazione sono i due pilastri su cui si fonda il progetto dei gruppi di controllo di vicinato. Già più di 440 cittadini hanno aderito, sono stati già costituiti 11 i gruppi e almeno altri tre (Settecrociari, Diegaro, Ponte Nuovo) sono in procinto di partire, ma l’obiettivo è quello di incoraggiare la nascita di gruppi in tutti i quartieri.

A Pioppa il gruppo più numeroso

«È un progetto in cui crediamo molto – ha detto ieri in conferenza stampa il sindaco Enzo Lattuca – e speriamo che si diffonda».
I primi a partire sono stati i gruppi di residenti delle frazioni più soggette a episodi di furti. Sono «quelle realtà, che per la loro conformazione fatte di case sparse e strade che rappresentano facili vie di fuga, sono più vulnerabili».
Il primo gruppo a nascere è stato quello che si è costituito nel quartiere Cervese sud, nato lo scorso maggio.
Il gruppo più numeroso è invece quello di Pioppa, coordinato da Giuseppe Scarano: conta ben 117 aderenti.

Piccoli ambiti

Quello di Pioppa è solo uno dei cinque gruppi nati nel quartiere Cervese Nord. «È una delle eredità che lasciamo al prossimo Consiglio di quartiere di cui vado più orgoglioso», ha detto il presidente Sanzio Bissoni.
«La prima cosa di cui ci siamo accorti – ha aggiunto Claudio Casadei, coordinatore del gruppo Villa Calabra – è che per funzionare bene i gruppi devono riguardare un territorio non troppo esteso». i è infatti più efficaci «quando si lavora su un territorio che si conosce bene e che si vive quotidianamente». Inoltre, «così è più facile conoscersi».

Prevenzione, non repressione

Chi immagina ronde notturne o vigilanti improvvisati è fuori strada. «Il processo di creazione di questi gruppi è istituzionalizzato – sottolinea l’assessore Luca Ferrini – Chi si iscrive lo fa comunicando nome e cognome alla polizia locale e accettando regole comuni. E si fa prevenzione e mai repressione».
«Il rapporto di collaborazione che si è creato con la città è ottimo – ha confermato Laura Gennaretti, vicecomandante della polizia locale di Cesena e Montiano – e non riguarda solo noi, ma anche i carabinieri, la polizia di Stato e la Prefettura con cui abbiamo un protocollo d’intesa e a cui periodicamente rendicontiamo l’andamento del progetto».

Il ruolo dei coordinatori

In caso di imminente pericolo, l’indicazione chiara per tutti è quella di avvisare il 112 e solo dopo allertare la chat, ma spesso le segnalazioni che arrivano riguardano comportamenti o situazioni sospette e in questo frangente ai coordinatori spetta anche il compito di filtrare queste segnalazioni da trasmettere alla polizia locale. Ma a loro è affidato anche il compito di agevolare la conoscenza tra i componenti del gruppo.

Obiettivo socialità

La forza di questo progetto – spiegano i coordinatori dei gruppi già attivi – sta nel suo rafforzare il senso di comunità dei vicinati.
«Se vado in ferie – fa un esempio Claudio Casadei – posso chiedere al miei vicini di dare un’occhiata alla mia casa, di prendere la mia posta».
«Sfondare il muro dell’indifferenza è la cosa più difficile – commenta Daniela Iaconis, coordinatrice del gruppo di Calabrina – È proprio quello che chiediamo a chi aderisce al progetto. A volte basta davvero poco. Ad esempio, se si nota il vicino anziano intento a parlare con due persone mai viste, a volte basta un “tutto bene?” per sventare un tentativo di truffa».

Fase di rodaggio

Il progetto – ha precisato il sindaco – «è ancora in fase di rodaggio» e in questa fase sono ancora più utili le occasioni di confronto». «Anche quelle tra coordinatori», ha sottolineato Sandro Striglio, coordinatore di Pievesestina.
Per far crescere il progetto – hanno spiegato sindaco e assessore – «sarà fondamentale il ruolo dei nuovi Quartieri. Per questo dopo il 15 marzo, quando eleggeremo i nuovi Consigli di quartiere, organizzeremo un gruppo di coordinatori, che andranno a raccontare insieme alla polizia locale questa esperienza».

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