“A Ravenna tanti morti perché il virus è entrato nelle Rsa”

Il direttore sanitario del presidio ospedaliero, Paolo Tarlazzi, ha il tono preoccupato dello scalatore che non è arrivato ancora in cima alla montagna e ha la sensazione di non aver ancora affrontato la parte più ripida della salita. Fuor di metafora: nel pieno della seconda ondata, negli ambulatori dell’ospedale si teme che il peggio non sia alle spalle e che anzi a gennaio e febbraio possa arrivare una dura «terza fase».

Dottor Tarlazzi, com’è la situazione all’ospedale?

«Molto difficile. L’accesso al pronto soccorso continua ad essere importante. I numeri a primavera erano nettamente inferiori e tutto il personale era pressoché dedicato alla gestione dell’epidemia mentre ora si cerca di seguire anche l’attività ordinaria, con un enorme sforzo per il sistema».

Come mai non si registra una diminuzione degli accessi analogo a quello di primavera? Forse è dovuto ad una minore percezione del rischio da parte delle persone?

«Probabilmente è così, spesso si viene al pronto soccorso accompagnati da uno o due parenti. Però va anche detto che prima della pandemia c’era un uso del pronto soccorso eccessivo da parte della popolazione, poi si è passati ad un sottoutilizzo. Ora il numero di accessi è probabilmente congruo, ma i pazienti sono in generale più gravi. Forse qualcuno si è trascurato per paura di contrarre il virus e così la sua patologia si è aggravata. Se poi questi pazienti risultano positivi al Covid al tampone vanno gestiti in maniera diversa, con il percorso apposito».

La sanità privata fatica a trovare personale. Nel pubblico come va?

«C’è molta carenza di personale medico e infermieristico sul mercato e lo sdoppiamento dei percorsi di cui parlavo prima richiede un maggior numero di professionisti. Noi continuiamo a fare concorsi ma chiaramente partecipano anche i dipendenti del privato andando poi a depauperare le cliniche accreditate che sono un tassello fondamentale in questo momento per il sistema sanitario. Praticamente è una guerra tra poveri…».

C’è preoccupazione rispetto all’allentamento delle misure?

«Diciamo che stavamo assistendo in questi ultimi giorni ad un calo degli accessi, dovuto alle misure restrittive. Ora è legittimo cercare di favorire la socializzazione e l’economia ma se i cittadini non seguono i comportamenti corretti rischiamo di avere una terza fase ancora più importante a gennaio. Per questo è fondamentale mantenere le misure di sicurezza e ci tengo a ripeterle: mascherina, distanziamento, e lavaggio delle mani. Sono le armi che abbiamo per evitare una terza ondata importante a gennaio e febbraio ed entrare serenamente nella fase vaccinale che dovrebbe essere avvita a primavera».

Dottore, i dati dicono che a Ravenna la seconda ondata è stata peggiore della prima. Cosa ne pensa?

«I numeri purtroppo non mentono. La realtà è che a marzo in provincia il virus è circolato meno, ci eravamo anche illusi di una resistenza genetica dei ravennati ma purtroppo non è così».

Il numero di morti è altissimo, come lo spiega?

«Appunto con la maggiore circolazione del virus e col fatto che sia entrato in modo importante all’interno delle case di riposo, colpendo persone molto anziane e andando ad aggravare patologie importanti. Però ci sono stati anche pazienti giovani, tra i cinquanta e i sessant’anni, senza patologie importanti se non sovrappeso o ipertensione. Persone che se ne sono andate in pochi giorni lasciando i loro cari nello sconforto. Se i comportamenti di una comunità da meno di 400mila persone riescono a salvare anche solo una di queste vite è una vittoria».

Nei reparti dell’ospedale com’è la situazione?

«Abbiamo circa 150 posti letto covid e viaggiamo su quel numeri di pazienti. Tutto è molto complicato dal lento decorso della malattia anche rispetto al fatto che sono stati colpiti gli anziani delle Rsa. Mentre un malato giovane possiamo dimetterlo una volta scomparsi i sintomi, non possiamo riportare in una casa di riposo un anziano positivo ma ormai asintomatico. Servirebbero più strutture esterne dedicate a questo tipo di pazienti»

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