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È possibile immaginare un futuro energetico libero dalle fonti fossili e conveniente dal punto di vista socio economico? Sì, è possibile.La Commissione UE ha presentato la Legge europea sul Clima che sancisce l’impegno politico assunto con il Green Deal europeo di conseguire la neutralità climatica al 2050, con uno step al 2030. Cinque settori nell’UE emettono la maggior parte dei gas a effetto serra: il 28% proviene dai trasporti; il 26% dall’industria, il 23% dall’energia, il 13% dagli edifici; il 13% dall’agricoltura.

n tutti i settori, la combustione di combustibili fossili è la principale fonte, rappresentando l’80% delle emissioni.
Ho fatto questa premessa che ritengo fondamentale per capire la posta in gioco e quale sia lo sforzo necessario per salvare il clima e il nostro pianeta.
Secondo un rapporto europeo, entro il 2050, il consumo di petrolio, gas e carbone dovrebbe diminuire di oltre il 90%; la richiesta di energia raddoppierebbe e le fonti rinnovabili genererebbero più del 90% dell’elettricità, rispetto al 31% attuale. Alla luce di queste ragioni è stata presentata la proposta di un impianto eolico al largo della nostra costa: un impianto di 300 MW con 51 pale alte 120 metri. L’energia eolica è infatti una delle fonti alternative a cui si sta lavorando, la quale permette di produrre energia sfruttando la forza del vento. Una tecnologia fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione del settore elettrico e di sostenibilità. Parliamo di un progetto, tuttavia, che ha trovato una vasta opposizione per la ricaduta negativa sul paesaggio, a cui si affianca la preoccupazione per le relative ripercussioni sul settore turistico. Condivido che è necessario coniugare paesaggio e impianti per l’energia rinnovabile. Nel passato abbiamo vietato in Emilia-Romagna gli impianti a terra di fotovoltaico in agricoltura. Abbiamo vietato le pale eoliche sui crinali. Abbiamo unito salvaguardia del paesaggio ed energie alternative. Non è pensabile che il nostro skyline marino si riempia, dopo le piattaforme per l’estrazione del metano, anche di pale eoliche. Evitiamo, dopo aver urbanizzato oltre misura la costa, di urbanizzare anche il nostro mare. Vi sono altre realtà industriali che si affacciano sul mare che possono ospitare impianti offshore compatibili con il paesaggio e il territorio. In parallelo, è importante però aprire una parentesi.
Il nostro territorio è energivoro, ovvero consuma grandi quantità di energia. Pensiamo solo cosa significhi durante l’estate raffreddare oltre 2mila strutture ricettive, riscaldare l’acqua calda, far funzionare le cucine per i residenti e oltre 20 milioni di ospiti. Per questo motivo, ritengo che si debba intervenire su alcuni punti strategici:

  • riduzione del 30% dei consumi nel settore residenziale con l’ecobonus 110%;
  • riduzione dei consumi negli uffici della Pubblica Amministrazione e nelle scuole riqualificando il patrimonio edilizio esistente e realizzando nuovi edifici in classe A, a basso impatto energetico;
  • riduzione dei consumi nel settore alberghiero dedicando fondi puntuali per la riqualificazione delle strutture ricettive. In questo caso possiamo unire riqualificazione turistica (fondamentale per la nostra economia) ed efficientamento energetico.
    Industria ed artigianato sono altri settori energivori.
    In questi anni tante aziende si sono convertite al fotovoltaico e al solare. Occorre continuare su questa strada. L’esempio della Fiera di Rimini che ha un impianto fotovoltaico che produce 5.000.000 kWh all’anno di energia elettrica, più o meno quanto consumano in un anno circa 1.500 famiglie, va perseguito anche per altre realtà.
    In conclusione, serve un aggiornamento dei Piani Energetico Comunale (Pec) e di quello provinciale per evitare di scaricare su altri territori la necessità di una riduzione dell’uso delle materie fossili.
    Oltre ai “No” ci vogliono anche dei “Sì” praticabili, in tempi adeguati, per evitare di vivere sulle spalle di altri.

*presidente Assemblea Legislativa Regione Emilia-Romagna

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emissioni

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eolico

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