IMOLA. Dalla scuola al bilancio, dai tributi alla polizia municipale e protezione civile. Oltre alla carica di vicesindaco. Fabrizio Castellari è senza dubbio il veterano di questa nuova giunta e assomma in sé molte deleghe importanti.
È vero che la scuola era già stata di sua competenza una decina di anni fa, ma è anche vero che ci sono tante novità, a cominciare dal problema non piccolo di affrontare l’emergenza Covid.
«È vero che le mie deleghe sono pesanti, ma mentre la scuola è molto centrata sul Comune, le altre sono tutte più trasversali e si dipanano quasi tutte in una dimensione territoriale. Rispetto al Covid, voglio sottolineare che la Regione ha fatto un’ operazione importante nella convenzione con le farmacie consentendo a tutti gli studenti e famiglie di fare un test veloce (da domani, ndr), questo aiuta a moltiplicare lo screening territoriale. Devo dire che le scuole imolesi si sono fatte in quattro per il rispetto dei protocolli».
Dopo l’avvio della scuola, il Covid ha cominciato ben presto a entrare nelle classi. Sono ormai una ventina i casi di positività nel circondario. Decine già le persone in isolamento. Cosa succede da adesso in poi?
«Tutti sono allertati e attenti, ci sono un centinaio di responsabili Covid nelle scuole imolesi in stretto contatto con l’autorità sanitaria, ci sono un numero e una mail dedicati alle scuole attivi continuamente, e i protocolli si attivano subito. Ovviamente se il Covid non ci fosse saremmo tutti più contenti, ma fin qui siamo certi di avere fatto tutto quello che si doveva e poteva fare. La decisione di una chiusura spetta all’autorità sanitaria. Posso affermare, perché il confronto è quotidiano, e anche per esperienza personale di genitore, che le regole sono rispettate. Il senso civico deve essere il primo faro per tutti, in fondo le regole base sono solo tre e semplici: mascherina, distanza e igiene. Si segue giorno per giorno con attenzione e lucidità la situazione».
Prima della partenza della scuola si è assistito a scelte differenti. Il Comune, con il commissario, si è occupato delle scuole di sua competenza, ma per le scuole superiori lo scenario è stato diversificato. Ora si parla di container per le classi quinte di alcuni istituti. Non si potevano concertare soluzioni diverse?
«La competenza per le scuole superiori non è in capo al Comune ma alla Città metropolitana che avrà ragionato con i presidi sulle soluzioni migliori da adottare. Al momento non sono al corrente comunque dell’arrivo di container per classi di studenti imolesi. In questo momento prendo il bicchiere mezzo pieno, ovvero il fatto che le scuole rispettino esattamente i protocolli che si sono dati e speriamo che ci sia presto la possibilità di uscire da questa situazione anomala e imprevista. Sono grato per tutto quello che gli operatori sanitari hanno fatto in prima linea, ma anche la scuola è in in prima linea sul territorio».
Lei riprende in mano comunque lo stesso servizio dopo 12 anni. Non sarà tutto uguale ad allora.
«Mi ritrovo oggi in questo servizio con molto entusiasmo, e sono contentissimo di essere di nuovo a servire la mia città, spero di aver lasciato un buon ricordo col lavoro fatto fino al 2008. All’interno del Comune trovo oggi una trasversalità e interdisciplinarità molto maggiori fra i servizi. Dodici anni fa le deleghe erano più settoriali, mentre oggi i servizi lavorano sempre di più coralmente. La realtà è diventata più complessa. Io ho lasciato l’Amministrazione prima della grande crisi del 2009, poi oggi è arrivato anche il Covid. È chiaro che c’è più lavoro da fare ma non mi spavento, ogni fase ha le sue asperità e le sue gioie. Perciò il mio motto è: piedi per terra e guardare in faccia i problemi. Partiamo col ripristinare il rapporto fra palazzo e cittadini poi ridare a Imola peso in Città metropolitana, su queste due gambe cammina questo mandato. Una sola critica faccio al recente passato, l’isolamento istituzionale che ha portato debolezza e che vuol dire anche fare più fatica nel reperimento di risorse».
La scuola è certamente un terreno attraverso cui ricreare un legame con i cittadini, le famiglie con figli in età scolastica sono molte, o viceversa accentuare il divario. Come vi muoverete?
«Ricostituirò un tavolo di confronto permanente fra Comune e dirigenti scolastici, voglio mettere in piedi tutti gli strumenti di dialogo perché la scuola sia il cuore pulsante della nostra comunità, un motore di crescita e relazione anche con tutte le realtà del territorio. La scuola forma gli imolesi di oggi e domani».
Se ne è parlato molto in campagna elettorale, ma per lungo tempo, e non negli ultimi due anni in cui sono stati anche stanziati fondi in proposito, si è anche negato che ci fossero problemi. Parlo dello stato dell’edilizia scolastica che richiede interventi importanti, anche per certificazioni basilari come quelle antincendio, in alcuni casi. Quali sono le priorità?
«Si supera questa situazione, della quale siamo ben consapevoli, attraverso un piano straordinario di manutenzione del nostro patrimonio scolastico che ha mediamente un’ età importante. Non abbiamo numeri di crescita demografica tali da giustificare oggi la costruzione di nuove scuole, ma abbiamo certamente la fortissima necessità di mantenere e curare il patrimonio esistente. Attraverso opere su più anni, e ne parleremo insieme con l’assessorato al patrimonio e lavori pubblici. Non è una questione rinviabile».
Quindi in bilancio verrà destinata a questa voce una buona quota di risorse?
«I numeri del bilancio li devo approfondire e studiare bene. A novembre avremo chiaro l’andamento di questo strano 2020 il cui bilancio di previsione è stato votato a maggio causa Covid. Verificati gli equilibri, da lì partiremo per costruire il preventivo 2021 con l’obiettivo di rispettare la scadenza del 31 gennaio. Vedo che sui bilanci oggi si applica una legislazione strana per cui si fa fatica a chiudere i preventivi perché non si possono applicare gli avanzi, che poi man mano si utilizzano in corso d’anno. Certo, gli anni di emergenza di solito portano più uscite e meno entrate, ma a noi è dato di vivere in questo tempo. Io non ho paura. Il bilancio è uno strumento quello che conta è come serviamo gli imolesi».
Lei ha anche la delega alla polizia locale. Il commissario aveva avviato una procedura per riportare i Comuni alla singola gestione autonoma del servizio superando quella associata. Il sindaco ha già fatto capire che la strada non sarà quella.
«Secondo noi bisogna insistere sulla dimensione territoriale, gestire questa e anche altre deleghe in forma associata è il nostro orizzonte, la decisione del commissario ha una sua dignità ma non è la nostra opinione. E non è solo una questione economica, ma questa scelta rispecchia un’ idea del territorio e di coesione che vogliamo mettere in campo. Ci sono deleghe in cui i Comuni grossi devono appoggiare i più piccoli e casi in cui i piccoli hanno bisogno di appoggiarsi ai grandi per intercettare più risorse. Ci sono poi peculiarità dei territori, ad esempio Castel San Pietro che ha fatto le sue valutazioni. Ora noi gestiamo la polizia locale associati con altri sette Comuni e andiamo avanti con questo percorso».
Proprio in questi giorni è stato annunciato l’arrivo di sei nuovi agenti e il potenziamento di alcuni servizi di pattugliamento, ma c’è chi dice che non basta.
«Intanto implementiamo gli organici completando una procedura già avviata nei mesi scorsi, non per merito nostro. È un inizio, siamo consapevoli che non si esaurisce così il fabbisogno di agenti sul territorio, ma è il primo tassello. Poi dal 2021, quando avremo un quadro più chiaro anche delle disponibilità, contiamo di fare di più e meglio. Questo servizio ha certamente bisogno di ulteriori rafforzamenti, intanto invertiamo la rotta».

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