Una messa per la banca defunta. Ex dipendente fa affiggere le epigrafi

Ven 6 Settembre 2019 | Enea Abati


Una messa per la banca defunta. Ex dipendente fa affiggere le epigrafi

Sun 15 September 2019 | Enea Abati

RIMINI. Prima è andato a prenotare la messa di commemorazione (a un anno dalla morte) dal sacerdote della chiesa di Santa Rita, don Redeo. Poi si è presentato all’Humanitas onoranze funebri per ordinare i manifesti. Il prete non ci ha trovato nulla di anomalo e ha fissato la funzione per le 18 di sabato 7, domani, nella chiesa di via Castelfidardo. I titolari dell’agenzia di pompe funebri, piuttosto stupiti dalla richiesta, hanno obiettato di potere rivedere almeno parzialmente il testo contenuto sulla epigrafe. Una volta concordata la versione definitiva sono potute partire le affissioni.
Da ieri in sette plance del centro storico di Rimini compaiono manifesti funebri decisamente anomali: non si commemora infatti la scomparsa di una persona ma quella di un istituto di credito.

“Il sette settembre ricorre il primo anniversario della chiusura della Cassa di Risparmio di Rimini”, con il nome della banca che si legge sulle plance a caratteri cubitali, laddove solitamente compare quello dei defunti.

L’autore è Giorgio Parmeggiani, 91 anni compiuti, ex dipendente, così come il padre, della storica cassa riminese. Le ragioni del suo gesto sono due: gratitudine e commemorazione.
«Per centodieci anni la mia famiglia ha vissuto grazie agli stipendi percepiti, prima da mio padre e poi da me, dalla Cassa di Risparmio di Rimini», argomenta Parmeggiani, in pensione dal 1985 ma rimasto molto attivo tra i soci, fino alla chiusura dell’istituto, avvenuta esattamente un anno fa per incorporazione in Crédit Agricole.
Il pensionato argomenta di non volere sollevare alcuna polemica, anche perché quello che aveva da dire non lo ha mai taciuto in occasione delle assemblee precedenti il crac finanziario. Ci tiene a precisare che il suo «è un ricordo bellissimo. Cassa di Risparmio di Rimini, pur lavorando come dipendenti, la sentivamo la nostra banca».


Giorgio Parmeggiani ci tiene a sottolineare, come peraltro compare sui manifesti, che l’occasione è sì l’anniversario della scomparsa di Carim ma la messa verrà celebrata in ricordo dei «soci fondatori, i soci, i dirigenti e i dipendenti che in centocinquant’anni l’hanno fatta crescere fino a diventare la prima banca della provincia». In particolare, Parmeggiani, nel giorno in cui la memoria verrà rivolta ai defunti, vorrebbe che non fosse mai dimenticato il ruolo che ha saputo esercitare Cassa di Risparmio di Rimini per »la crescita dell’economia locale», soprattutto quella legata al turismo. Resta l’amaro in bocca per l’epilogo: le polemiche, il commissariamento, il crac, le inchieste della procura, i tanti soldi perduti dai soci. E quella domanda rimasta senza risposta: sarebbe potuta andare diversamente? «Quando scoprii che gli ispettori avevano scelto come presidente un professore esperto di diritto fallimentare domandai in assemblea dei soci se fosse un caso o se segnasse una strada. Era una domanda lecita ma non venne gradita». Fatto sta che quella grande famiglia riminese, che domani alle 18 verrà ricordata nella chiesa di Santa Rita, ora non porta nemmeno più un nome italiano.

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