Telefonia mobile a San Marino: «Quell’odg rischia di bloccare la rete»

Telefonia mobile a San Marino: «Quell’odg rischia di bloccare la rete»

SAN MARINO. Fra i punti più caldi del Consiglio grande e generale, che si aprirà domani a San Marino, c’è un ordine del giorno, depositato da tutti i gruppi della nuova coalizione di governo che chiede – secondo il giudizio di Repubblica Futura – sostanzialmente di bloccare il progetto di sviluppo della rete mobile dello Stato impedendo che l’Azienda servizi trasferisca a Netco le risorse finanziarie necessarie a completarla.
L’opposizione sottolinea che lo stop viene «giustificato con i timori che ci sono dietro alle aziende cinesi per quanto riguarda le reti 5G, tema che va gestito con buon senso e investimenti perché riguarda qualunque fornitore di rete, ma lo stop di fatto avrebbe tre soli effetti».

Repubblica Futura li mette in fila: «Il primo, mettere in grave difficoltà la Public NetCo e quindi l’Aass (che di NetCo è socia al 100%) impedendo di onorare le fatture nei confronti di Zte (l’azienda cinese tra i più importanti operatori al mondo delle telecomunicazioni che sul Titano agirebbe tramite il ramo Zte Italia) per il pagamento degli apparati di rete che sono stati già consegnati e sono già nei magazzini dell’Aass, con evidentissimi danni di immagine e legali. Il secondo, far buttare soldi alla NetCo, e quindi all’Aass, che ha già acquistato e pagato parte degli apparati che non potrebbe utilizzare. Il terzo e in assoluto più importante: bloccare la creazione della rete dello Stato, che ci consentirebbe di avere una rete capace di non fare più cadere la linea quando ci spostiamo e di avere a San Marino nuovi operatori come WindTre e Vodafone, e i loro rispettivi operatori virtuali, che oggi non prendono in territorio».

Rf ricorda che era prevista la realizzazione di una rete dello Stato con una quantità di siti sufficiente a servire bene tutto il territorio (dando anche la possibilità a Tim di implementare la sua copertura) e che tale rete venisse messa a disposizione degli operatori oggi non presenti in territorio, come appunto Wind, Vodafone ed altri (ovviamente dietro pagamento di un canone di affitto significativo, che consentisse il rientro degli investimenti in tempi ragionevolmente brevi): una rete più efficiente, nuovi operatori e migliori servizi. Non una rete 5G – quindi agitare lo spauracchio del 5G è assolutamente fuorviante – un servizio che ora sta dando, a sue spese, la sola Tim, su cui l’odg non interviene minimamente».

Repubblica Futura sottolinea: «La partnership con Zte per realizzare la rete, se portata avanti, ci consentirebbe inoltre di avere realizzato e pagato a spese della stessa Zte un Training Center per la formazione di tecnici nel settore telecomunicazioni (oggi sostanzialmente assenti in territorio), in modo da essere autonomi nella gestione in pochi anni, ed un Innovation Center per la realizzazione di progetti innovativi da concordare. Oltre a un aiuto finanziario allo Stato per Expo 2020. Il tutto avendo a disposizione gli apparati di uno dei “big player” a livello mondiale sulla tecnologia per le telecomunicazioni».

L’opposizione conclude: «Bloccando ora questo progetto rischiamo di tornare indietro con una rete scadente e senza operatori diversi da Tim. Curioso, infine, che non si dica nulla della rete in fibra ottica, che finora ha richiesto investimenti molto superiori a quelli preventivabili per la rete mobile ma che, al momento, non ha alcun operatore primario interessato a utilizzarla». Di qui la conclusione: «Spriamo l’odg non abbia conseguenze nefaste e che nella maggioranza prevalga il buon senso».

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