Sogliano, Paolo Cevoli al teatro Turroni

È subito un pienone al teatro “Elisabetta Turroni” di Sogliano per “Prova d’attore”; ad accogliere il beniamino Paolo Cevoli stasera alle 21 c’è un esaurito, proprio come l’ultima volta. Cevoli presenta “La sagra famiglia” interrotta poco dopo il debutto dal silenzio pandemico. «Parlare della famiglia per me è come parlare di una festa, di una sagra appunto, e così la voglio raccontare», ripete a chi gli chiede le ragioni dello spettacolo. L’attore è impegnato in riprese video della serie sociale “Capriole. Storie di fallimenti e rinascite” di cui si può seguire un estratto anche sul suo sito.

Cevoli, è bello ridere con la “sagra” famigliare; ma contrasta con la famiglia di tante cronache in cui è più la tragedia dell’allegria a prendere il sopravvento.

«Questo dipende molto dalle persone, è vero però che le cronache raccontano spesso famiglie dai risvolti negativi e a volte questo ci suggestiona. Io penso che la cattiveria ci sia sempre stata e sempre ci sarà, così come le cose brutte. Da parte mia però cerco di sdrammatizzare, di vedere il lato positivo e, ovviamente, anche ironico».

A cosa si è ispirato?

«Prima di tutto alla mia storia personale, racconto la mia vicenda di figlio e poi di padre, ora anche di nonno. Faccio il parallelo con altre storie di padri celebri della letteratura, della mitologia, delle sacre scritture, ma sempre in maniera ironica. Parlo ad esempio di Ulisse, di Enea, dall’Iliade racconto il brano di Achille e Priamo, parlo anche di Maria e San Giuseppe, di Mosè».

Cosa racconta di sé stesso?

«Parlo di bullismo partendo dal mio vissuto, perché anch’io sono stato bullizzato quando mi prendevano in giro per la statura bassa. Per reagire allo scherno sono diventato un comico».

C’è una storia che sente più sua?

«Sì, è la storia del “figliol prodigo”. Mi ha sempre colpito perché è una storia di perdono. Così pure nei video di “Capriole” raccontiamo tante situazioni di perdono. È vero che io non sono mai scappato di casa, né ho fatto il guardiano dei porci. Ma il perdono per me è importante perché è il contrario del risentimento e del rancore, è un modo di guardare alla vita molto bello».

La sagra famiglia è il suo ottavo testo, si considera un comico drammaturgo?

«Non posso dirlo io, ma sicuramente mi piace scrivere storie, raccontarle, e fare ridere. Ma non sono un comico che confeziona un elenco di battute, amo raccontare storie che fanno anche ridere».

Si dedica al sociale con “Capriole”, è diventato personaggio social con i video sulla Romagna, ha scritto un libro di marketing.

«Mi hanno chiesto un aiuto per una raccolta fondi per associazioni di recupero di giovani, ho voluto raccontarli in “Capriole”. La pandemia mi ha spinto a dedicarmi ai social e a scrivere un libro di marketing, del resto nasco imprenditore».

Cosa suggerisce infine per vivere con “sagra” nel cuore in questo 2022?

«Vedere le cose dal lato positivo; se ci si riempie la testa di cose negative ci si fa prendere da paura e scoramento. La mia ricetta è di cibare lo spirito di cose leggere: andare a teatro, leggere, vedere opere d’arte».

Info: 370 3685093

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