San Marino, consiglieri scoperti a una festa rimettono il mandato

Scandalo e polemiche a San Marino. Giovedì una pattuglia della Gendarmeria è intervenuta per una festa all’interno di una attività pubblica, in via Gino Giacomini. Gli agenti hanno identificato i presenti per verificare eventuali inadempienze ai decreti legge di contrasto dell’epidemia Covid e hanno elevato contestazioni riguardo proprio il divieto di assembramento, mancato distanziamento e mancato utilizzo delle mascherine. Il gruppo di opposizione Libera ha interpellato il Governo per sapere se all’interno di quel gruppo ci fossero dei politici e oggi la risposta è arrivata. I consiglieri del movimento Rete Alberto Giordano Spagni Reffi e Gloria Arcangeloni hanno diffuso una nota congiunta nella quale si scusano e rimettono il mandato al consiglio direttivo di Rete.

“Nella consapevolezza della delega ricevuta dalla cittadinanza, riteniamo doveroso ed opportuno ad essa spiegare lo svolgersi dei fatti avvenuti nel pomeriggio di giovedì 1° aprile che hanno visto coinvolti anche noi sottoscritti”, scrivono i due componenti del Consiglio Grande e Generale. “Al termine del tradizionale pranzo in occasione dell’investitura dei nuovi Capitani Reggenti, tenutosi in sale separate seppur nello stesso locale e nel rispetto delle normative vigenti, al momento di defluire dal ristorante ci è stato proposto un invito per un brindisi all’esterno di un’attività commerciale di Via Gino Giacomini. Invito raccolto da alcuni dei partecipanti i quali, a scaglioni, si sono avvicendati sul posto. Noi, giunti in un secondo momento, ci siamo trattenuti più a lungo insieme ad altre quattro persone, tre delle quali componenti del medesimo nucleo familiare, rimanendo l’uno all’interno del locale con due persone, l’altra all’esterno con le altre due, una delle quali in condizioni di difficoltà. A questo punto è giunta sul posto una pattuglia della Gendarmeria, che ha proceduto con gli accertamenti ed identificato presenti”.

“Non si trattava assolutamente di un festino preorganizzato, bensì di un evento estemporaneo e improvvisato”, aggiungono, “al cui invito abbiamo risposto con eccessiva superficialità. Consci del fatto di avere urtato molte sensibilità, siamo a comunicare il nostro più profondo rammarico ed a fare pubblica ammenda, nel caso in cui qualcuno ritenga sia stata tradita la fiducia in noi riposta. Ci teniamo a ribadire che è sempre stata da noi lontana la volontà di trasgredire le limitazioni e tantomeno quella di praticare un comportamento nocivo, irrispettoso o arrogante nei confronti della popolazione, cui comunque apparteniamo come cittadini, che soffre da tempo le restrizioni cui è sottoposta. Data la carica Istituzionale che ricopriamo, ci rendiamo conto che i nostri comportamenti siano stati lesivi per noi stessi ed anche per il Movimento che rappresentiamo. Per cui, oltre a quelle già espresse, riteniamo fondamentale porgere le nostre più sentite scuse al Movimento RETE, al suo Direttivo, al Gruppo Consiliare, all’Assemblea ed a tutti i sostenitori ed elettori. Umanamente subiamo le conseguenze dell’emergenza sanitaria, le preoccupazioni e le difficoltà derivanti dal perdurare della pandemia; nonostante ciò, non possiamo esimerci dall’esprimere amarezza per l’accaduto, rimettendo il nostro mandato al Consiglio Direttivo del Movimento RETE, affinché possa procedere con le opportune valutazioni riguardanti il nostro incarico”.

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