Ristoratrice no vax di San Piero: “Vaccinata per lavorare”

SAN PIERO IN BAGNO. «Da no vax, costretta per sopravvivenza a farlo, vi dico: vaccinatevi testoni, tanto non avete scampo!». È il messaggio che Paola Borcassa, ristoratrice di San Piero in Bagno ha scritto qualche giorno fa sulla sua bacheca facebook. Un messaggio che le ha attirato tanti commenti.

Borcassa spiega nei commenti che «ormai la guerra è persa». Eppure è una guerra a cui lei per prima aveva creduto. Ad aprile era andata anche a manifestare a Roma con il movimento “Io Apro”. Mentre i pullman venivano fermati e fatti tornare indietro, lei, che si era svegliata tardi e per non perdere la manifestazione era andata in macchina da sola invece si addentrava sempre di più nella città finendo con il trovare parcheggio a pochi passi dalla piazza della manifestazione finendo anche in parte coinvolta negli scontri che di lì a poco cominciarono tra manifestanti e forze dell’ordine.

Se a ottobre ha scelto di vaccinarsi insieme alle sue tre figlie è stata per una «questione di sopravvivenza», ma non di natura sanitaria: «Ho provato a resistere con i tamponi, ma era un costo insostenibile, non sempre si riuscivano a fare e io non posso permettermi di non lavorare: ho tre figlie da mantenere, un ristorante, i dipendenti. In quel periodo cominciavano le strette e i controlli e io non posso permettermi di pagare multe o stare chiusa». Da questo punto di vista sa di aver fatto la scelta giusta: «I controlli ci sono: anche non molto tempo fa sono arrivati i carabinieri nel ristorante e hanno controllato noi e tutti i clienti».

Dal punto di vista sanitario, però, dice di non essere ancora «convinta». A renderla diffidente è il fatto che si faccia in più dosi e che siano previsti i richiami, il fatto che non sia stato reso obbligatorio, «Poi io ho un sacco di amici no vax, mi arrivano link che raccontano delle morti, di gente rimasta paralizzata…». Sono paure in un certo senso nuove per Borcassa, «io ho fatto tutte le vaccinazioni, anche alle mie figlie, ma erano obbligatorie». Quando ha scelto di vaccinarsi, racconta divertita, «il farmacista di San Piero voleva stappare lo champagne. Dopo la seconda io e la mia figlia grande abbiamo avuto la febbre. È durata solo una mattina, ma ero spaventata e arrabbiata, mia sorella che è infermiera e super pro-vax, mi ha detto invece che dovevo essere contenta, era il segno che il corpo stava preparando la risposta immunitaria».

Nonostante i dubbi che ancora le rimangono, Borcassa non rimpiange la sua scelta e dice: «Basta, non ha più senso manifestare. Devono vaccinarsi tutti, tanto chissà quando finirà questa storia. Il vaccino è l’unico modo per tornare a vivere».

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