«Sempre più giovani e con un aumento di presenze femminili». Livio Liguori, volontario della Capanna di Betlemme, struttura di accoglienza per senzatetto della comunità Papa Giovanni XXIII, fotografa così il fenomeno clochard a Rimini. Che nel 2025 registra un abbassamento dell’età media degli “invisibili” su strada «e una crescita numerica delle donne». «Chi opera sul campo - precisa Liguori - nota subito questo cambio generazionale. Che quest’anno è diventato ancora più evidente. Se prima, infatti, vedevano in giro esclusivamente dei 50enni, 60enni, adesso no. Adesso la situazione è cambiata. E in strada osserviamo molti giovani italiani, tra i 25 e i 30 anni, privi di dimora. Perfino riminesi. E molte più donne, di cui la metà nostre connazionali». È il fermo immagine delle povertà, «che con la cancellazione del reddito di cittadinanza ha portato a galla situazioni che prima riuscivano ad essere arginate».
Il riferimento del volontario della Capanna di Betlemme è alle stanze dei residence che da ottobre a maggio venivano occupate anche da molti cittadini in difficoltà economica. «La misura introdotta dal precedente governo - spiega Liguori - aveva permesso a molte persone meno abbienti di disporre di un letto caldo nelle strutture ricettive riminesi, almeno fino all’estate e all’arrivo dei turisti. Persone che, private di questa entrata economica, sono letteralmente precipitate nell’indigenza più totale e, quindi, in strada». Con l’unica alternativa di trovare una camera alla Caritas o alla Capanna di Betlemme.
Prima accoglienza, c’è turnover
«Le nostre strutture sono piene - puntualizza il responsabile Nicolò Capitani -. Al punto che abbiamo dovuto pianificare il progetto “Prima accoglienza” all’insegna del turnover. Un senza tetto rimane qui per una settimana-quindici giorni, dopodiché se ne va per far spazio ad un altro. E così via. Un modo per lenire per un po’ la loro sofferenza. E i 15 letti di cui disponiamo sono regolarmente occupati da 12 uomini e 3 donne». Poi ci sono i progetti di “Seconda accoglienza”, «tarati per una permanenza medio-lunga». Come l’Housing First che la “Capanna” porta avanti da anni in collaborazione coi comuni di Rimini (9 appartamenti), Santarcangelo (4 appartamenti) e Verucchio (2 appartamenti). «In questo caso abbiamo persone con disturbi psichiatrici, per un totale di 33 unità, con tempi di permanenza anche di 4-5 anni». E i cohousing, «veri e propri alloggi condivisi - conclude Capitani - dove ospitiamo 16 uomini e 4 donne tra cui un 44enne bosniaco con problematiche intellettive che è qui da 18 anni».