Rimini. In carcere per revenge porn sulla cognata: assolto e adesso pensa di chiedere i danni

È stato assolto perché “il fatto non sussiste” il 41enne marocchino, residente a Rimini, a processo per stalking, lesioni personali e revenge porn nei confronti della cognata. Così ha deciso la giudice Elisa Giallombardo che, con questa sentenza, ha di fatto messo fine all’incubo dell’uomo, difeso dall’avvocato Gianluca Sardella. Per lui, infatti, l’assoluzione piena è arrivata dopo cinque mesi passati tra carcere e arresti domiciliari, oltre all’applicazione, una volta tornato in libertà, del braccialetto elettronico fino al termine del processo di primo grado.

La vicenda

Il 41enne era finito dietro le sbarre nel gennaio 2024, dopo le accuse mosse nei suoi confronti dalla moglie di uno dei fratelli, che alla Squadra Mobile aveva parlato di numerose aggressioni e di un’irruzione dell’uomo a casa della donna dove, approfittando del fatto che fosse sola, l’avrebbe colpita più volte con una mazza. Non pago, per impedirle di chiedere aiuto, le avrebbe gettato a terra il telefono e l’avrebbe spogliata, lasciandola nuda. La donna poi riferì che il 41enne l’avrebbe minacciata di ritirare la querela sporta in precedenza nei suoi confronti per stalking, altrimenti avrebbe pubblicato le sue foto su WhatsApp. Sempre secondo la cognata, i problemi tra i due sarebbero iniziati quando lei, dopo averlo visto introdursi nel condominio, cominciò a sospettare che lui utilizzasse alcuni spazi come nascondiglio per lo spaccio di stupefacenti. Traffici, però, mai riscontrati nelle indagini.

Anche durante il processo, il 41enne ha sempre respinto le accuse, considerate da lui inventate e derivanti da conflitti familiari che avrebbero generato nella donna astio e ritorsione personale nei suoi confronti. La stessa che, sentita in aula in quanto persona offesa, sarebbe caduta in diverse contraddizioni.

A queste poi si sono aggiunte altre testimonianze, comprese quelle degli agenti di polizia giudiziaria, che non confermarono quanto dichiarato dalla cognata. Ora, però, se l’accusa non farà ricorso in Appello, il 41enne è pronto a chiedere il conto dei danni. «Il mio cliente, nell’ultimo incontro che abbiamo avuto, mi ha chiesto di valutare una possibile azione di risarcimento per ingiusta detenzione» ha fatto sapere l’avvocato Sardella.

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