L’attesa è finita. Dopo nove mesi di udienze, oggi è il giorno del giudizio per Louis Dassilva, unico imputato per l’omicidio di Pierina Paganelli, avvenuto la sera del 3 ottobre 2023 nei garage del condominio di via del Ciclamino. Questo almeno in teoria perché in tribunale è stata allestita anche una zona notte per i giurati nel caso in cui la camera di consiglio dovesse protrarsi.
Fin dalle prime ore di questa mattina, tutti gli occhi d’Italia saranno puntati sul Palazzo di Giustizia di Rimini e, in particolare, sull’aula collegiale Falcone-Borsellino dove, tra il tardo pomeriggio e la serata (sempre appunto che non si vada oltre), dopo le repliche della Procura e degli avvocati delle parti civili e le controrepliche della difesa, è attesa la sentenza di primo grado della Corte d’Assise presieduta dalla giudice Fiorella Casadei, al suo ultimo caso riminese prima della pensione.
Massimo della pena o libertà?
Per il metalmeccanico senegalese, il pm Daniele Paci, al termine di una requisitoria durata cinque ore, qualche settimana fa aveva chiesto la pena dell’ergastolo, contestandogli tutte e quattro le aggravanti: la minorata difesa della vittima, la crudeltà, la premeditazione e i motivi abbietti. Di contro, i suoi legali, gli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi, ne avevano chiesto l’assoluzione o, in subordine, qualora fosse stato ritenuto colpevole, la decadenza di tre aggravanti ostative (crudeltà, minorata difesa e premeditazione), il riconoscimento delle attenuanti generiche, la riduzione per il rito abbreviato non ottenuto e l’applicazione del minimo della pena. In questo modo, Dassilva non verrebbe condannato al massimo edittale, ma questa appare comunque l’ipotesi più remota, pur non essendo impossibile. La sensazione infatti è che, salvo sorprese, le possibili strade siano sostanzialmente due: ergastolo o libertà dopo quasi due lunghi anni di carcere.
Appello però già all’orizzonte
Comunque vada, una delle parti ricorrerà in appello e la vicenda non si concluderà certo oggi tra i prevedibili commenti del folto pubblico presente, né con le dichiarazioni dei figli e dei familiari di Pierina, che da 980 giorni chiedono di conoscere la verità sulla morte della 78enne. Dall’altra parte c’è però anche la moglie del metalmeccanico senegalese, Valeria Bartolucci, che sarà sicuramente in aula e che, come anticipato nelle scorse ore dalla sua avvocata Chiara Rinaldi, «confida ancora nella giustizia, con la speranza di rivedere, al più presto, Louis a casa».
Valeria e le minacce a Manuela
La stessa Bartolucci che ieri, in Tribunale, davanti al giudice Luca Gessaroli, proprio alla vigilia di una giornata così importante, avrebbe dovuto affrontare il processo per minacce nei confronti dell’ex amica e amante del marito, Manuela Bianchi, assistita anche in questo caso da Nunzia Barzan. Il procedimento è stato però rinviato a inizio ottobre, poiché la legale della Bartolucci, come previsto dalla normativa, ha aderito alla settimana di astensione proclamata dai penalisti italiani.