Omicidio Pierina. La difesa di Dassilva al contrattacco: «Ecco perché Louis è innocente»

«Nell’ultima udienza abbiamo ascoltato le argomentazioni e le richieste del pubblico ministero. Domani diremo alla Corte d’Assise quali sono invece le nostre argomentazioni, che ci portano a conclusioni del tutto opposte». A parlare è Riario Fabbri, l’avvocato che insieme al collega Andrea Guidi difende Louis Dassilva nel processo per l’omicidio di Pierina Paganelli.

La resa dei conti

Processo che, dopo otto mesi, è ormai arrivato alla resa dei conti. Domani infatti si torna in aula per la seconda e ultima giornata di discussioni e questa volta toccherà proprio alla difesa di Louis Dassilva cercare di convincere la Corte che non è stato lui a uccidere la pensionata 78enne. Per farlo dovrà però ribaltare completamente la tesi del pm Daniele Paci che, una settimana fa, ha chiesto per il metalmeccanico senegalese la pena dell’ergastolo, contestandogli per l’omicidio volontario anche tutte e quattro le aggravanti, come la minorata difesa della vittima (in quanto commesso in orario notturno e considerata l’età della vittima), la crudeltà (27 coltellate per farla soffrire prima dei due colpi fatali), la premeditazione (per l’agguato avvenuto nel garage e partito da quando si trovava sul balcone, oltre alla conoscenza dei luoghi e al sapere che sarebbe stata sola senza la nipote) e i motivi abbietti (non si è assunto le sue responsabilità di uomo). Una richiesta considerata giusta anche dal figlio della vittima, Giuliano Saponi. Il movente dell’omicidio? «Nessun motivo predatorio, né economico o sessuale, benché quest’ultimo abbiano provato a farlo credere - ha spiegato Paci in aula -. Dassilva ha ucciso Pierina per paura che scoprisse la relazione extraconiugale con Manuela Bianchi e, così facendo, voleva bloccare il suo attivismo nell’individuare l’amante della nuora. Lui aveva trovato la salvezza in Italia, come dimostra il pin del cellulare con la sua data d’arrivo, e intravedeva nella vittima la persona che poteva far crollare la sua vita e quella della sua famiglia in Senegal, visto che la moglie Valeria Bartolucci l’avrebbe cacciato di casa. C’era in gioco la vita dei suoi figli».

C’è una pista alternativa?

Non resta quindi che attendere per capire come gli avvocati, nella loro discussione che non si preannuncia certo breve, punteranno sull’inconsistenza delle prove raccolte (come l’arma del delitto mai ritrovata), provando a smontare l’ipotesi di movente della Procura e dando una diversa interpretazione ai fatti elencati dal pm nelle cinque ore di requisitoria: dalle bugie di Louis (e di sua moglie Valeria, che l’avrebbe coperto più volte) ai 288 “non ricordo” in aula, per non parlare poi della finta zoppia, dell’ossessione per il Dna, del lavaggio delle scarpe, della sua presenza nel garage la mattina del 4 ottobre 2023 ad attendere Manuela Bianchi, del bisturi trovato in casa, del suo passato da militare e di quello che per la Procura, dopo le chiacchiere in casa dell’amante e del fratello, è stato il sopralluogo prima dell’omicidio perché «sapeva che quella sera Pierina era da sola e sarebbe stata forse l’ultima occasione per ucciderla». Chissà poi se i legali caleranno proprio sul finale qualche asso nella manica, magari tenuto nascosto fino ad ora, oppure punteranno con decisione sulla famosa pista “alternativa” che potrebbe portare a Loris Bianchi. Una pista però che, per stessa ammissione di Paci, «non è mai esistita, perché l’alibi dei fratelli è stato accertato e mai messo in discussione. A crederci sono sempre stati solo la moglie di Dassilva (estranea però al delitto) e alcuni leoni da tastiera».

Dopo l’udienza di domani i “giochi” però saranno praticamente fatti, o quasi. La Corte infatti rinvierà il processo per repliche e per l’attesa sentenza che, con ogni probabilità, a questo punto arriverà a metà giugno.

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