Dimesso dall’ospedale dove era stato trasferito per curarsi da una polmonite sospetta, fa ritorno nella residenza per anziani che lo ospitava, ma si scopre affetto da un’infezione contratta presumibilmente in corsia e muore.

I familiari del paziente hanno presentato un esposto alla magistratura perché vengano approfondite e chiarite le circostanze e le cause del decesso del proprio congiunto. La procura, sabato scorso 10 ottobre, ha disposto l’autopsia e adesso non resta che attendere i risultati degli esami tossicologici per capire meglio se c’è qualcosa che non ha funzionato.

Tutto comincia quando il pensionato, di circa ottantacinque anni, si ammala. I sintomi – quelli di un principio di polmonite – non sono da prendere alla leggera, specie di questi tempi e tanto più in una struttura del genere. Con tutte le precauzioni del caso il paziente viene trasferito in ospedale. A un primo tampone negativo, secondo quanto riferito dai familiari, segue una falsa positività, ma è solo dopo un secondo tampone che si esclude definitivamente il timore di contagio da coronavirus. Tutti tirano un sospiro di sollievo perché nel frattempo l’anziano sta meglio e può tornare nella struttura residenziale che lo ospitava in precedenza.

Al suo arrivo però, sempre stando alla denuncia, accusa dei malori e si scopre che ha contratto, presumibilmente proprio in ospedale, un’infezione da Escherichia Coli. Il suo quadro clinico, complice l’età, si complica in fretta e, quindi, precipita. I figli, alla morte del padre, decidono di vederci chiaro: nell’esposto sottolineano tra l’altro che, nel corso del breve periodo di degenza in ospedale, mentre l’anziano era in attesa del secondo tampone, l’uomo sarebbe caduto dal letto, e ipotizzano una possibile colpa medica legata principalmente all’infezione contratta in corsia. L’autopsia, effettuata dal medico-legale Paolo Fais, consulente della procura (alla quale ha partecipato anche come consulente di parte il dottor Pier Paolo Balli), non ha rilevato traumi, mentre per capire se l’infezione ha avuto un ruolo nella fine del paziente bisognerà attendere, appunto, l’esito delle analisi tossicologiche affidate a un laboratorio di fiducia. Nel frattempo, la procura ha delegato i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria all’acquisizione delle cartelle mediche all’interno delle strutture sanitarie coinvolte.

Muore a trentasei anni dopo una festa tra amici certamente a base di alcol, ma forse anche di qualche sostanza illegale. È il sospetto che intende fugare la procura di Rimini (pm Paolo Gengarelli) che, sulla base di una prima relazione dei carabinieri, disporrà oggi l’autopsia per accertare le cause del decesso dell’uomo. La tragedia è accaduta in un appartamento di Viserba. La vittima, un operaio edile residente in zona, aveva partecipato a una riunione tra amici, la gran parte suoi connazionali, che si era protratta fino alle prime ore del mattino. Stando alle testimonianze il trentaseienne avrebbe bevuto da solo mezza bottiglia di un superalcolico, tanto che – al momento dei saluti – ha chiesto al padrone di casa, suo amico, di potersi fermare a dormire lì da lui. Erano le 5, ma poche ore dopo, quando l’amico (che vive con la madre) ha provato a svegliarlo si è accorto che non respirava più e ha dato l’allarme. Il medico ha escluso segni di violenza. Malore o qualcosa di altro? I carabinieri non si sbilanciano, ma non si può escludere che l’uomo abbia assunto sostanze stupefacenti, eventualmente anche all’insaputa degli amici. In meno di due settimane si sono avute a Rimini già due overdose letali. a.r.

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