Rimini, perquisizioni a “Ubriachi di gas”

Lun 10 Giugno 2019 | Andrea Rossini


Rimini, perquisizioni a “Ubriachi di gas”

Sun 15 September 2019 | Andrea Rossini

Gli agenti della sezione riminese della polizia postale nei giorni scorsi, su delega del pm Paola Bonetti, hanno perquisito le abitazioni private e le pertinenze lavorative di Mirella Guzzo e Marisa Grossi, ideatrici, amministratrici e moderatrici della pagina Facebook “Ubriachi di gas” che conta quasi dodicimila iscritti. Le due donne, querelate per diffamazione aggravata da Sgr servizi, sono indagate anche per “Turbata libertà dell'industria o del commercio” reato previsto dall’articolo 513 del codice penale. L’ipotesi degli investigatori, ancora tutta da valutare e soprattutto da dimostrare, è che dietro alla mobilitazione spontanea contro il caro-bollette possano nascondersi intenzioni e condotte fraudolente.

Mirella Guzzo

La linea dura della magistratura è testimoniata anche da un’altra circostanza: il Gip del tribunale di Rimini, su richiesta della procura, avrebbe disposto il sequestro preventivo del gruppo (nel frattempo non è più aperto a tutti) e della pagina Facebook, “cuore” della campagna asseritamente diffamatoria. L’autorità giudiziaria è però ancora in attesa delle determinazioni da parte del social network.

Marisa Grossi

Le dirette interessate non commentano. A parlare per loro è l’avvocato difensore Giovanna Ollà. «Le mie clienti non hanno niente da nascondere e respingono tutte le accuse.

Il gruppo Facebook “Ubriachi di gas” è nato come iniziativa spontanea a tema per confrontare bollette percepite da diversi utenti come troppo care o sproporzionate. Le proteste montate, nei primi giorni, non sono state istigate. Riguardo alla presunta turbativa alla concorrenza, non c’è stata alcuna violenza o frode, ma solo incontri pubblici con la stessa Sgr, improntati alla trasparenza». A dare il “la” all’inchiesta sul presunto “killeraggio reputativo”, in qualche modo tollerato, è stata la querela presentata dall’azienda del gas. «L’iniziativa della magistratura, intenzionata a fare luce sugli aspetti oscuri della vicenda - commenta l’avvocato Moreno Maresi - significa che la nostra denuncia non è stata ritenuta infondata».

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