Rimini. Malato, gioca a tennis e fa concerti: poliziotto a processo

Rimini. Malato, gioca a tennis e fa concerti: poliziotto a processo
L'agente filmato mentre suonava in malattia

RIMINI. I certificati che attestavano la sua lombosciatalgia gli avevano permesso di inanellare quasi un anno di malattia. Che però non aveva usato per curarsi e recuperare ma per dar corso alla sua passione da sempre, il tennis. Trucco smascherato dal pubblico ministero Davide Ercolani, che ha chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio di Antonino Mariella, assistente capo della polizia di Stato in servizio alla Polaria dell’aeroporto Federico Fellini, finito agli arresti domiciliari il 13 dicembre del 2017. Truffa aggravata ai danni dello Stato e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale. Questi i reati da cui il 20 settembre del prossimo anno, dovrà difendersi quando si siederà sul banco degli imputati davanti del tribunale di Rimini, difeso di fiducia dall’avvocato Massimiliano Orrù.

L’agente filmato mentre giocava a tennis

La storia
A far scattare le manette erano stati i suoi stessi colleghi che con la procura avevano accesso i riflettori su di lui il 10 dicembre del 2015, quando Mariella rientra in servizio dopo una convalescenza durata quasi un anno. La commissione del ministero lo ha appena riconosciuto inabile al servizio operativo: viene esentato dai servizi più gravosi. Perfino portare la pistola è un problema, figurarsi rimanere in piedi durante la celebrazione della messa per il patrono della polizia in funzioni di rappresentanza: in quel caso evita l’incombenza con una lamentela scritta nella quale ribadisce il suo “deficit funzionale agli arti inferiori”. Peccato per lui, però, che nel frattempo il sostituto procuratore avesse già raccolto una documentazione filmata che, almeno apparentemente, lo incastra. Telecamere nascoste lo hanno ripreso giocare a tennis nel circolo di Coriano mentre era in malattia (e mentre si esibiva come bassista nei locali assieme alla sua band).
La partita civile
Mariella ha anche una partita aperta con il ministero degli Interni. Il consiglio di disciplina della Questura, infatti, lo aveva e privato della divisa ravvisando la violazione della legge Brunetta. Contro il provvedimento l’assistente capo aveva proposto ricorso al Tar che era stato respinto. Sentenza però ribaltata dal Consiglio di Stato.

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