Rimini. La senzatetto laureata uccisa da alcol e solitudine

Si chiamava Viorica Zaiat, aveva 45 anni e veniva dalla Moldavia. Parlava sei lingue ed era laureata. Era una senzatetto e in luglio è stata trovata morta in una misera casetta di legno nel giardino dell’ospedale di Careggi a Firenze.

È una storia di dolore, solitudine, alcol e malattia. L’ha raccontata il “Corriere fiorentino” che già nel 2011 aveva contribuito a fare uscire Viorica dall’anonimato.

Una sorta di rinascita che si tradusse in aiuti, un lavoro come commessa, una vita normale, fino alla nuova ricaduta ancora più dolorosa.

“Troppo dolore”

La notizia della morte ha spinto i cronisti toscani a cercare nel passato di Viorica, tanto da scoprire un marito italiano e un spezzone di vita riminese.

«Dopo il funerale – si legge nell’articolo del “Corriere” – siamo andati a scoprire il suo passato.

Nella stamberga abbiamo ritrovato le fotografie del matrimonio, le custodiva gelosamente in una agenda. E siamo così risaliti al suo ex marito. Siamo andati a trovarlo a Rimini, è italiano. Viorica ha vissuto con lui per quasi dieci anni. È stato lui a raccontare che beveva da quando era adolescente. Il padre è morto quando era bambina, la madre pure, morta alcolizzata in una strada di campagna della Moldavia».

Quindi la fuga in Italia. «Scappò dalla Moldavia – si legge sul “Corriere fiorentino” -. È arrivata in Italia con un amico, prima Milano, poi Rimini. Il matrimonio».

Ancora. «Suo marito la portò dallo psicologo, finì male, si arrabbiò, scappò di casa dal balcone, la trovarono ubriaca sul lungomare riminese. Alla fine anche il marito ha ceduto e l’ha lasciata».

Dopo il divorzio è tornato in Moldavia, poi di nuovo in Italia, questa volta a Firenze.

La sua migliore amica, Alina, ha raccontato che Viorica è cresciuta in un orfanotrofio. Da adolescente si innamorò e rimase incinta, era stata affidata a una zia che la fece abortire con la forza.

“Viorica è morta”. Sono le parole di Alvaro, un anziano medico volontario che la aiutava con le cure.

Anche il sacerdote della chiesa San Giovanni Battista le porgeva la mano, oltre al pranzo e alla cena. Volevano che si curasse, che andasse in clinica. Tutto inutile. Viorica ha chiuso gli occhi.

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