Rimini, l’assessore Gianfreda: “Fondamentale abbinare i lavori socialmente utili al reddito di cittadinanza”

L’assessore alla Protezione sociale del Comune di Rimini Kristian Gianfreda è intervenuto in merito a reddito di cittadinanza e lavori socialmente utili: “Una società sana e giusta la si valuta a partire dal suo livello di welfare. Azioni di contrasto alla povertà che siano realmente efficaci, che siano capacitative, non assistenziali, non pensate solo al contingente, ma su una visione di prospettiva di miglioramento del soggetto e di tutta la comunità.

Il reddito di cittadinanza, se finalizzato soltanto a erogare delle risorse a chi attraversa periodi di difficoltà, è sì utile (ci sono famiglie che altrimenti non arriverebbero a fine mese), ma svolge una funzione parziale.

Io credo che lo strumento del reddito di cittadinanza non sia stato pensato al meglio, ci sono dei punti che vanno assolutamente migliorati e rafforzati, per renderlo davvero incisivo. Percepire il sussidio, non significa uscire all’improvviso da una situazione di miseria: serve perfezionare i percorsi di inserimento nel mercato lavorativo e, insieme a questi, quelli di supporto alla comunità”.

L’analisi si sposta poi su un altro tema: “I lavori socialmente utili, ad esempio, rivestono un ruolo centrale nella concezione del reddito di cittadinanza e, non a caso, rientrano nel Patto di Inclusione sociale, un accordo tra i beneficiari e le istituzioni, in cui chi riceve il reddito si impegna e dà disponibilità a seguire o svolgere progetti utili alla collettività (PUC) nel proprio comune di residenza, per almeno 8 ore a settimana – aumentabili a 16 – in cambio del contributo. Una prassi a mio avviso fondamentale, che da un lato va a beneficio della comunità, dall’altro rappresenta un’opportunità di crescita, di formazione professionale e di integrazione per gli stessi percettori.

Come Distretto di Rimini ci siamo da subito attivati per mettere in moto questo processo, avvalendoci, attraverso una convenzione, della collaborazione con il centro Servizi di Volontariato. Un lavoro di squadra importante che, a livello nazionale, ci ha permesso di distinguerci per la numerosità di enti coinvolti, con un totale 53 progetti, di cui 34 con il terzo settore.

Tuttavia, si deve fare ancora tanto per perfezionare l’iter: ad oggi, infatti, solo 20 PUC, su 128 possibili, sono stati effettivamente utilizzati, per diverse ragioni, a partire dal fatto che il reddito di cittadinanza rimane uno strumento estremamente complesso e burocratizzato, le cui potenzialità molte volte rimangono soffocate. A causa della pandemia, inoltre, molte associazioni sono state chiuse e, spesso, l’operato dei Servizi Sociali del Comune di Rimini si è dovuto misurare su operazioni di supporto emergenziale ai cittadini legate al Covid.

Devo anche ravvisare, non di rado, una certa rigidità da parte dei percettori del RdC ad avviarsi a questa attività di volontariato non retribuita per la quale oggi è richiesto anche il green pass. Sono questioni da affrontare e risolvere senza meno. Ed è per questo che sono in corso incontri con il nuovo CSV per andare a formalizzare una nuova collaborazione con Volontaromagna al fine di poter gestire il coinvolgimento del Terzo settore, i corsi di formazione sulla sicurezza, l’attivazione di polizze civili e l’acquisto di materiale necessario al progetto, per dare vita a nuove iniziative e intercettare il maggior numero di persone, all’interno di un modello di welfare davvero proattivo e moderno”.

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