Omicidio di Gradara: il ristoratore denuncia l’assassino di Natalia per minacce

«Ho ucciso mia moglie e adesso vengo da te per fartela pagare. Se ho fatto questo è solo per colpa tua». Sono le parole costate anche la denuncia per minaccia a Vito Cangini, pensionato 80enne originario di Sarsina ma residente a Fanano di Gradara dove si era trasferito dopo aver a lungo vissuto in Germania, che la notte tra Natale e Santo Stefano ha assassinato a coltellate la moglie Natalia Kyrychok, 61 anni.

Quelle parole minacciose, però, hanno continuato a ronzare nelle orecchie del ristoratore che, dopo essersi confrontato con l’avvocato Stefano Caroli, ha deciso di sporgere denuncia contro l’assassino.

«Ho ucciso mia moglie e adesso vengo da te per fartela pagare. Se ho fatto questo è solo per colpa tua». Sono le parole costate anche la denuncia per minaccia a Vito Cangini, pensionato 80enne originario di Sarsina ma residente a Fanano di Gradara dove si era trasferito dopo aver a lungo vissuto in Germania, che la notte tra Natale e Santo Stefano ha assassinato a coltellate la moglie Natalia Kyrychok, 61 anni, assurdamente incolpata di non aver soddisfatto i suoi desideri sessuali nonostante la promessa fatta prima di recarsi al lavoro. Promessa che lo aveva spinto ad assumere una pillola di Viagra, nell’attesa del suo ritorno a casa dopo il lavoro.
E proprio al ristoratore di Misano Adriatico di cui era profondamente geloso sospettando una relazione extraconiugale di Natalia, l’ex saldatore ha telefonato molte ore dopo aver piantato più e più volte il coltello nel corpo della donna con cui divideva il talamo nuziale da 17 anni. Il ristoratore non ha perso tempo e si è subito messo in contatto con i Carabinieri della Tenenza di Cattolica, mettendo così in moto l’indagine chiusa non appena i militari di Gradara hanno aperto la porta della casa dei coniugi a Fanano.
Quelle parole minacciose, però, hanno continuato a ronzare nelle orecchie del ristoratore che, dopo essersi confrontato con l’avvocato Stefano Caroli, ha deciso di sporgere denuncia contro l’assassino. Lo stesso legale, assieme al collega Guglielmo Guerra, entrambi iscritti al Foro di Rimini, si costituiranno parte civile per conto del figlio della vittima, arrivato in Italia dall’Ucraina alcuni giorni fa.


L’omicida


A Villa Fastiggi a Pesaro Vito Cangini è sottoposto al regime di quarantena preventiva come previsto dal protocollo anti Covid per chi entra in carcere. Questa situazione, così come le difficoltà di comunicazione con i figli avuti dalla prima moglie che abitano in Germania, sta “imponendo” al suo legale, l’avvocato Simone Romano del Foro di Bologna, una pausa in attesa degli sviluppi dell’inchiesta affidata al sostituto procuratore Giovanni Narbone. Dopo l’esame autoptico, l’accusa di omicidio volontario premeditato aggravato dal grado di parentela della vittima sembrerebbe cristallizzarsi. Oltre alla coltellata mortale che ha spaccato in due il cuore di Natalia, i fendenti sul corpo raccontano di una donna che ha cercato disperatamente di sottrarsi alla furia omicida del marito che dopo averla uccisa, l’ha lasciata ai piedi del letto e fatto un bel sonno ha ripreso la sua vita come se nulla fosse accaduto. È uscito per due volte a passeggio con il loro cane, ha fatto il tipico pranzo delle festività a base di tortellini in brodo innaffiando il tutto con molto alcol.

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