«È stato soltanto un brutto incidente, potevamo morire entrambi». Il quarantacinquenne accusato del tentato omicidio dell’ex compagna si professa innocente. Per la procura di Forlì, però, quel giorno, dopo avere pronunciato una frase sibillina avrebbe deliberatamente perso il controllo dell’auto su cui viaggiavano per porre fine alla vita donna dalla quale si stava separando. Da allora l’uomo non cammina più come prima per l’esplosione di un calcagno, ma a farlo soffrire è l’impossibilità di riabbracciare la figlioletta. Sulla base di due fascicoli aperti nei suoi confronti, basati sulla denuncia della compagna miracolosamente sopravvissuta, la piccola è stata infatti affidata in via esclusiva alla madre. Una sentenza civile contro la quale è stato proposto reclamo.

Come anticipato ieri, però, a Rimini è stato assolto dall’accusa di maltrattamenti, mentre la vicenda giudiziaria forlivese, avviata dopo una segnalazione anonima, è ancora de definire. «Intanto il tempo passa e non posso neanche vedere la bambina», lamenta il riminese nel confrontarsi con i legali che lo assistono: avvocati Luca Nebbia e Stefano Bertozzi.

Per l’accusa di tentato omicidio legata all’incidente stradale il sostituto procuratore di Forlì Claudio Santangelo (e non come erroneamente scritto ieri Filippo) ha da tempo chiesto il rinvio a giudizio del 45enne. Avrebbe voluto anche arrestarlo. Originariamente respinta dal Gip di Forlì, la richiesta di misura cautelare, dopo il ricorso del pm, era stata accolta dal Tribunale della libertà. L’ordinanza è stata quindi annullata con rinvio dalla Corte di Cassazione. Infine, il nuovo esame del Tribunale della libertà ha confermato l’accoglimento della richiesta e adesso si attende a breve la definitiva pronuncia della Corte di Cassazione. Un duello che si riproporrà davanti a Gip forlivese chiamato a decidere se processare o no il marito-automobilista. «Una nostra consulenza – assicurano i difensori – esclude una volontà dolosa del nostro assistito nell’incidente». Nel processo riminese le accuse di maltrattamenti sono cadute: in attesa delle motivazioni della sentenza c’è da presumere che la parte offesa non sia stata ritenuta credibile. and.ros.

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