Rimini. Contagi e quarantene: molti ristoranti chiudono

Ai canonici cartelli “Chiuso per turno” e “Chiuso per ferie”, sulle porte dei ristoranti se ne stanno aggiungendo tanti con la dicitura “Chiuso per Covid”. Chi a causa di quarantene in corso, in diversi per precauzione. Come emerge da una panoramica sul territorio, non sono pochi infatti i titolari che nell’incertezza e nel clima di allarme generale preferiscono spegnere il gas, chiudere pentole e posate nei cassetti e attendere tempi migliori. Lo rivelano alcuni proprietari, lo conferma il referente di categoria dei ristoratori. Ma andiamo con ordine.

Stop per Capodanno e a tempo indeterminato

«Mentre il ristorante Guido a Miramare è chiuso come sempre per ferie durante le festività di fine anno e dal 19 dicembre riapre questa sera (ieri ndr.), Augusta Cucina e Cicchetti nel cuore del centro storico lo abbiamo chiuso per precauzione a cavallo fra Natale e l’inizio anno ed è tornato operativo solo il 4 gennaio» rivela Gianluca Raschi, titolare dei due noti ristoranti insieme al fratello chef stellato Gianpaolo. «Il 25 e il 26 – prosegue – il locale non lavorava, ma il 27, al momento della riapertura abbiamo avuto notizia di alcune positività nello staff e per tutelare il personale e i clienti abbiamo preferito non riaprire. Abbiamo fatto un po’ di tamponi, abbiamo raccolto le forze che avevamo fra il laboratorio Guido Lab e la nostra forza lavoro e abbiamo riaperto l’altro ieri sera. Per Capodanno avevamo delle prenotazioni e avevamo preparato anche un kit carino da colazioni per i clienti, ma con la salute non si scherza».

Lo stesso ragionamento che ha portato Sergio Pioggia a postare ieri mattina sulla pagina Facebook della Fattoria del Mare il seguente messaggio: «Gentili clienti, abbiamo fatto il possibile per restare con voi ma, considerato lo sviluppo sempre più preoccupante della situazione sanitaria, per garantire la vostra sicurezza e quella dei nostri dipendenti riteniamo opportuno tenere chiuso per tutto il mese di gennaio. Vi terremo informati sui nostri programmi futuri. Un caro saluto a tutti». Raggiunto telefonicamente, il titolare entra nel merito e motiva ancor più la decisione. «Avevamo due casi a rischio (erano negativi ai tamponi, però con dei positivi in casa); ma non è stato questo a farci propendere per un periodo di stop: con questa situazione caotica in cui l’Ausl fa fatica a dare risposte in tempi brevi è difficilissimo organizzare l’attività di un ristorante non vogliamo fare correre rischi inutili ai dipendenti e a chi viene a mangiare». E ribadisce: «Non chiudo per rimessa, ma per sicurezza: con il pubblico dei fine settimana si pagavano bene le spese e i 60 dipendenti e stavo mantenendo lo staff tranquillo. Adesso vedremo il da farsi: di certo saremo chiusi fino a inizio febbraio, poi vedremo: se il Covid darà una tregua riapriremo se no andremo avanti fino a marzo. Se il Governo ha prorogato di tre mesi lo stato di emergenza, evidentemente la situazione è molto grave e non voglio giocare sulla pelle del personale e dei clienti»

Il grande interrogativo

Anche il suo Terrae Maris di Viserba ha le serrande chiuse, ma Gaetano Callà oltre che del suo caso e a titolo personale parla anche quale presidente provinciale, vice presidente regionale e consigliere nazionale della Fipe. «Sono chiuso per scelta, vista la situazione, e temo che a breve saremo sempre di più a non stare aperti. Con la mia attività lavoravo moltissimo con gli eventi fieristici in questo periodo, ma nell’incertezza economica e sanitaria ho deciso di prendermi un momento di pausa. È infatti un attimo finire in quarantena di gruppo e questo crea scompigli e debiti al locale e non solo» rivela, allargando quindi la prospettiva: «Mi fa molta paura questo periodo per il settore, perché sono tanti i locali chiusi per l’isolamento di qualche dipendente e senza punti fermi è un problema per tutti. La gente inizia ad avere paura, c’è la fila ai tamponi e non più ai ristoranti e purtroppo si inizia a riflettere a fondo. Speriamo che la situazione possa migliorare, il picco passi alla svelta e si torni alla semi normalità per poter programmare l’attività che altrimenti diventa impossibile portare avanti. Diciamo che siamo quasi costretti a tirare giù la serranda, ma questo si traduce in costi che non si riescono a pagare».

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