Rimini. Arrivano le bollette del gas: è una stangata

Se ne parla da mesi, ma il conto sta arrivando in questi giorni e da gennaio sarà anche peggio. La lettura della bolletta del gas è una operazione da evitare ai deboli di cuore. Lo diciamo subito: è tutta colpa del costo esorbitante della materia prima. E la tariffa si adegua: anche più 62 per cento.

Lorenzo Pastesini è il direttore commerciale Sgr. «I rincari delle bollette gas e luce sono stati stimati anche da Nomisma Energia che ipotizza più 52% per l’elettricità e più 61% per il gas – spiega -. Purtroppo la volatilità del prezzo resta una costante anche in questi giorni. I motivi dei rincari esulano da scelte del nostro Paese e la stessa Europa può fare poco. C’è chi valuta in 11 miliardi i costi extra a carico degli utenti nei dodici mesi. È un problema che riguarda tutti: le famiglie, che coi comportamenti virtuosi possono anche limitare un po’ i danni; le imprese, titolari di circa il 65% dei consumi. Il motivo di questi rincari è noto: c’è la crescita di domanda nei mesi invernali e dall’altra parte una limitata disponibilità che deriva anche da motivi legati alla geopolitica».

Sgr può avere un ruolo per limitare i danni? «Di fronte ai casi di difficoltà abbiamo sempre avuto attenzione, rateizzando gli importi anche oltre quanto ci viene imposto dalle regole. Ci siamo attivati con la formula “Serena” a rata costante, oppure l’“Opzione Inverno” per avere bollette mensili nei quattro mesi freddi. Il governo dovrebbe a brevissimo decidere quali saranno gli interventi a sostegno di famiglie e imprese e quindi è logico attendere i provvedimenti. Leggiamo dell’intenzione di agevolare una rateizzazione in 10 mesi. Però il provvedimento tarda, evidentemente non è così semplice trovare le coperture e individuare modalità eque».

Avranno impatto? «Si parla di diversi miliardi, forse addirittura 4 o 5. Vorrebbe dire quasi dimezzare l’impatto dei rincari».

Industria in crisi

Sul caro-energia fa sentire la propria voce anche il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, che invita il governo Draghi a intervenire «subito». «L’aumento ormai fuori controllo dei costi dell’energia sta mettendo a rischio le imprese e le filiere manifatturiere», scrive Bonaccini sui social. «Tante aziende dopo i fermi di Natale rischiano di non riaprire», avverte il governatore Pd. «Una vera e propria emergenza economica – la definisce – che mette a rischio la ripartenza e il lavoro. Ribadiamo la richiesta al governo di misure immediate, sia a livello nazionale che europeo, con l’apertura tempestiva di un confronto con le parti sociali».

“Fuori controllo”

«Siamo in una situazione che rischia di andare fuori controllo senza una indispensabile governance da parte dell’Italia e dell’Europa. Si sta concretizzando il paradosso che conviene più spegnere gli impianti che produrre, una condizione che ci prospetta un lockdown manifatturiero. Se non fermiamo le speculazioni in corso andiamo dritti verso una sconfitta per il manifatturiero, proprio nel momento in cui l’Europa ha messo in atto il più grande investimento della sua storia». Così l’assessore regionale allo sviluppo economico, Vincenzo Colla, intervenuto nell’ambito di un confronto nel bresciano tra aziende e istituzioni.

«È in atto una speculazione finanziaria – ha rimarcato Colla -, di gente che è diventata rapace e rischia di mettere in blackout il sistema manifatturiero, perché si è creato un vuoto e come sempre ci vanno sempre di mezzo le imprese e la gente che lavora. Se i prezzi del gas aumentano del 500% non è più conveniente prendere degli ordini. Siamo dentro una situazione che va fuori controllo».

Che fare nell’immediato? Per Colla il «governo deve agire a breve attivandosi al Tavolo di confronto nazionale che già esiste». Va varato «entro gennaio un piano regolatore che stabilisca cosa fare nel campo dell’energia». Vanno date le «concessioni per utilizzare i canali di estrazione già esistenti, senza farne di nuovi. Siamo nella condizione in cui nell’Adriatico la cannuccia della Croazia tira e la nostra è ferma» e l’Europa «deve fissare un prezzo, non lasciare l’iniziativa ai fondi speculativi».

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