Rimini, arrestata la presidente di un centro anti violenza alle donne

Gio 12 Settembre 2019 | Redazione Web


Rimini, arrestata la presidente di un centro anti violenza alle donne

Sun 15 September 2019 | Redazione Web

RIMINI. Arrestata la presidente di un centro contro la violenza sulle donne. L'ordinanza di custodia è stata emessa dal gip Benedetta Vitolo su richiesta del pm Davide Ercolani e l'arresto è stato eseguito dai carabinieri. La donna, 35 anni, difesa dall'avvocato Alessandro Sarti, è accusata di truffa e altro e si trova ai domiciliari; nei prossimi giorni comparirà davanti al giudice per essere interrogata.
L’indagine è partita dalla denuncia di una 50enne e nel dicembre del 2017 i carabinieri avevano effettuato una perquisizione nella sede dell'associazione. L’intento degli investigatori è fare luce sulla eventuale commistione di interessi da parte della presidente dell’associazione anti-violenza che avrebbe prospettato ad alcune assistite l’esigenza di ricorrere a servizi tecnico-investigativi a pagamento, indirizzandole di fatto a lei stessa, detective in proprio, sebbene priva di una licenza, ma semplicemente titolare di una partita Iva.
Posta ai domiciliari, la donna è indagata di reati commessi nella sua attività di presidente di un' associazione, formalmente impegnata nel settore della tutela delle vittime di violenza di genere, ente che ha cessato l’attività su iniziativa della stessa.

L'indagine ha preso il via nell'agosto di due anni fa. "La misura cautelare - si legge in una nota - è stata emessa per una pluralità di reati che spaziano dalla truffa, alle minacce, all'estorsione in danno soprattutto di donne rivoltesi all'associazione a seguito di problematiche di disagio e violenza insorte, perlopiù, all'interno dei rispettivi nuclei familiari. La condotta, contestata nei reati di truffa, ha ad oggetto una serie di servizi a pagamento che l'indagata proponeva, approfittando del suo ruolo di presidente dell' associazione e del conseguente rapporto fiduciario, che si creava con le donne, che ad essa sì rivolgevano. L'indagata induceva o tentava di indurre le donne ad avvalersi di diversi servizi a pagamento, di cui vantava 1'utilità nei procedimenti, civili o penali, in cui era o avrebbe potuto essere parte la donna ( quali servizi di osservazione e di pedinamento, di backup dei telefoni cellulari piuttosto che collocamento di registratori sonori ovvero di periferiche ambientali)". Si trattava, però, di accertamenti - scrive il gip - che erano "presentati fondamentali per riuscire a raccogliere quelle prove inconfutabili che sarebbero state poi decisive in fase di giudizio, ma che di fatto sono sempre risultate inconsistenti ed inutili". Osserva il giudice che molte utenti, pur avendo pagato, "non visualizzavano mai gli esiti" dei servizi.
Sono state contestate anche due condotte estorsive, una consumata ed una tentata, nelle quali la minaccia era inerente proprio alla situazione familiare ed alla vantata possibilità di influenzare l’esito di giudizi civili, inerenti la separazione o l’affidamento dei figli, mediante il deposito di documentazione. "Anche sotto il versante dei rapporti con le istituzioni, infine, l'attività investigativa riusciva a mettere in luce ulteriori condotte illecite, relative sia all'impiego di parte del denaro corrisposto all'associazione dal Comune di Cattolica quale finanziamento per la gestione di una casa rifugio, sia al tentativo di ottenere altri finanziamenti.Il provvedimento in esame, oltre a collocare in regime di arresti domiciliari l'indagata, dispone contestualmente il sequestro preventivo dei beni, tra cui figurano beni mobili (un'auto) e immobili (metà dell'abitazione di residenza)".

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